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LA NEWSLETTER SETTIMANALE DI ANDREA BATILLA

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GIARDINI E CREPE

La storia nascosta della moda italiana

Derek Jarman nel giardino di Prospect Cottage
Prospect Cottage a Dungeness nel Kent è stata la seconda casa di Derek Jarman. Il giardino di sassi strappato al vento e al salmastro è una preghiera alla vita scritta da un autore tanto grande quanto misterioso.

È un pezzo di terra secca e inospitale, vicino a una centrale nucleare, che è stato trasformato, nell’ultima parte della vita di Jarman, in un sacrario dedicato a tutto ciò che è disperatamente arido ma vicino all’immenso.

Monk’s House è stata la seconda casa di Virginia Woolf. È anche questa un cottage, costruito nel XVII secolo a Rodmell, nell’East Sussex. Il giardino, curato dal marito Leonard, ospita la casetta di legno che era il luogo in cui Virginia scriveva.

È un posto che racconta come fino all’ultimo una delle più grandi scrittrici della storia abbia cercato di nascondersi al proprio destino, provando a confondersi nella bellezza di un’imperfetta campagna inglese, per poi trovarlo in un fiume a poca distanza da lì.

Tenere il destino al di fuori di una staccionata in legno è un atteggiamento romantico, nato proprio in Inghilterra durante la Rivoluzione Industriale, quando le città hanno cominciato a diventare luoghi fetidi e pericolosi e gli artisti si sono inventati un modo per fuggire.

I giardini per gli inglesi oltre ad essere simbolo di civiltà, sono l’estensione di un’etica partecipativa, di amore per i luoghi condivisi, di rispetto e salvaguardia per un’estetica del caos controllato che è nata con loro.

Il giardino all’inglese è in effetti qualcosa di apparentemente selvaggio, tormentato, esagerato. Una strana giustapposizione di piante che un italiano fa molta fatica a capire e soprattutto a volere davanti a casa.

La perfezione geometrica di un giardino all’Italiana consegna un’idea di ordine, di controllo ma anche di certezza che non possa accadere niente di imprevedibile, oltre a ricordare i fasti del Rinascimento, un momento in cui tutto, ma proprio tutto, accadeva qui.

Un giardino è una costruzione artificiale, razionale, umana ma il modo anglosassone di ricreare le atmosfere naturalistiche, disordinate e imprevedibili è diametralmente opposto alle disposizioni millimetriche, fredde e innaturali del giardino all’italiana. Il caos dei Romantici è una fuga verso il margine della civilizzazione, un tentativo di spezzarne le catene e trovare rifugio in una libertà espressiva incondizionata, le geometrie topiarie del Giardino di Boboli, piene di rimandi alchemici, sono una prova di forza dei Medici, un inno all’idea di magnificenza del potere.

Il potere fisico, economico, politico e sociale sono sempre stati al centro della narrazione della moda italiana, per un secolare rapporto irrisolto tra italiani e centri di potere politico e amministrativo, per uno strenuo tentativo di posizionamento vicino o sopra la moda francese e per un generale senso di frustrazione che ha pervaso il Bel Paese da quando, tra XVIII e XIX secolo, ha smesso di essere rilevante.

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