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Prato è una città che si riscrive ogni giorno

Dalla vertenza L’Alba dei SuddCobas al nuovo corso del Cinema Terminale

Questa settimana voglio partire da una mail che ho ricevuto.
Me l’ha scritta Nicoletta dopo il primo incontro dal vivo di Buzz Prato, mercoledì 15 ottobre al Cinema Terminale (di cui vi parlerò più avanti), dove abbiamo parlato insieme dell’identità della città, bevuto un bicchiere di vino e mangiato un pezzo di schiacciata.
È una lettera che mi ha fatto pensare che un progetto come quello di Buzz Prato (canale Whatsapp e Newsletter), a volte, può diventare una riflessione collettiva: idee che si intrecciano, esperienze diverse che si riconoscono, domande che restano aperte.

Nicoletta scrive che l’identità non è qualcosa di fisso, ma un processo: il modo in cui una città cambia, insieme a chi la abita. E che discutere di identità oggi è necessario, perché significa chiedersi quale direzione stiamo prendendo come comunità.

Ve la riporto qui, perché credo che dentro ci sia molto di quello che Buzz Prato prova a fare ogni settimana: mettere insieme voci diverse per capire, un po’ meglio, la città in cui viviamo. L’incontro è andato benissimo e io mi sono molto divertito: lo rifaremo sicuramente.

Buongiorno Lorenzo,

grazie ancora per aver organizzato l’incontro di ieri, di persona è tutto un’altra cosa.
Interrogarsi e confrontarsi su quale sia l’identità di Prato secondo me è importante.

E lo è ancora di più se a discuterne sono cittadine e cittadini con esperienze personali e professionali diversificate (società civica |con background migratorio interno ed esterno|, urbanisti, antropologi, sociologi, politici, studentesse/studenti…, associazioni ETS, imprenditori, economisti: credo che per discutere di qualsiasi tematica sociale e non solo i team transdisciplinari siano la migliore modalità).

E come un mantra ti propongo quanto segue:

Le città sono l’identità di un Paese, un Paese che cambia perché cambia la società (in senso lato) quindi l’identità è un concetto non statico ma che rappresenta il processo di trasformazione causato dai cambiamenti (sempre più veloci e in vari ambiti) in atto e sarebbe un errore non chiedersi cosa stia succedendo e cosa accadrà (rispondendo con politiche concrete sul territorio che vanno nella direzione scelta/desiderata).

L’identità di una città serve a riconoscere e valorizzare gli elementi storici, culturali e sociali che rendono quel luogo unico e distintivo. L’identità urbana lega la comunità al proprio territorio, creando un senso di appartenenza e continuità nel tempo, che è fondamentale per la coesione sociale e la partecipazione civica.

L’identità urbana è un processo evolutivo e plurale, risultato dell’interazione tra componenti ambientali, sociali, culturali (pensiamo ad esempio alla questione Sei il lavoro che fai) e pratiche quotidiane degli abitanti. Non è fissa o deterministica, ma si costruisce e muta nel tempo, plasmata dalla memoria storica, dalle pratiche di appropriazione degli spazi, dalle rappresentazioni sociali e dagli immaginari collettivi.

L’identità di una città rappresenta i valori della comunità ed io vorrei vivere in una città di cui condivido le politiche in ambito di servizi alla Persona (inclusivi, con attenzione alla riduzione delle disuguaglianze, supporto a gruppi vulnerabili e promozione di cultura ed educazione), pianificazione urbana che integri salute fisica e mentale, con spazi verdi, mobilità e altro ancora.

Quindi discutere di identità della città è un argomento complesso e necessario.

Grazie ancora, alla prossima!


La settimana

Un riassunto dei fatti principali della settimana a Prato.

Foto: social di Eugenio Giani

10 punti per capire come sono andate le elezioni regionali in Toscana (e a Prato)

  1. Giani rieletto.
    Eugenio Giani vince con il 53,9%. Secondo Alessandro Tomasi al 40,9%. Antonella Bundu chiude al 5,2%.

  2. Affluenza ai minimi storici.
    Ha votato il 47,7% degli aventi diritto: il dato più basso da quando esistono le elezioni regionali in Toscana.

  3. Il centrosinistra ottiene la maggioranza.
    Giani governerà con 24 seggi su 40. L’opposizione ne avrà 16.

  4. Il centrodestra c’è, ma è praticamente tutto Fratelli d’Italia.
    FdI sfiora il 27% in Toscana. Forza Italia regge, la Lega è crollata al 4,4%. Nessun eletto per le liste minori della coalizione.

  5. Il PD vince, ma senza entusiasmo.
    Primo partito con il 34,4%, ma in calo rispetto al 2020. Tiene grazie all’alleanza con M5S, Verdi/Sinistra e la civica “Casa Riformista - Giani Presidente”.

  6. A Prato il duello è PD vs. Fratelli d’Italia.
    Il PD è primo partito in città (40,99%), FdI secondo (32,58%). Nessun altro supera il 5%.

  7. Biffoni fa il pieno di preferenze.
    L’ex sindaco di Prato Matteo Biffoni è stato il candidato più votato in tutta la Toscana: oltre 21mila preferenze personali, un record assoluto. È stato eletto insieme a Chiara La Porta di Fratelli d’Italia, che ha preso quasi 8mila voti.

  8. La vera incognita è stata l’affluenza.
    A Prato ha votato il 50,8% (51,1% nel solo capoluogo). In calo di 14 punti rispetto al 2020, ma sopra la media regionale. Sembrano all’apparenza non aver pesato i due scandali che hanno coinvolto i principali partiti tra commissariamento e revenge porn. Discorso diverso sarebbe stato probabilmente se non si fossero candidati le due popstar Biffoni e La Porta.

  9. Tanta città, poca rappresentanza.
    Prato è giovane sulla carta ma anziana nelle urne: 1 su 3 tra i 18 e i 49 anni non vota per assenza di cittadinanza. I cinesi under 45 sono il gruppo più escluso.

  10. La Toscana resta (per ora) l’unico successo del centrosinistra.
    Dopo le sconfitte nelle Marche e in Calabria, la vittoria di Giani è la prima vittoria che Elly Schlein può rivendicare. Ma è una vittoria che ha poco a che fare con il suo PD (prova il fatto che si è molto discusso all’interno della sua area sulla candidatura di Giani).


SuddCobas e vertenza L’Alba: a che punto siamo

È in corso da settimane una vertenza sindacale che coinvolge i 18 operai della stireria L’Alba Srl di Montemurlo. Una storia che parla di sfruttamento, contratti irregolari, scioperi, aggressioni e soprattutto di un sistema che oggi fa acqua da tutte le parti.

A portare avanti la mobilitazione è il sindacato di base SuddCobas, che dopo mesi di proteste e tavoli istituzionali ha presentato una proposta per salvare i posti di lavoro e cambiare le regole del gioco. Intanto però, dal Governo arriva un segnale opposto: un emendamento in Senato rischia di deresponsabilizzare del tutto i grandi marchi rispetto a ciò che accade nella filiera.

La cronologia essenziale

  • Inizio 2024 – Gli operai denunciano condizioni irregolari: assunti con contratti da pulizie ma impiegati nella stireria e nel cucito. Dopo le prime mobilitazioni ottengono un accordo sindacale: assunzioni dirette e applicazione del contratto tessile.

  • Primavera–estate 2025 – Secondo il sindacato, L’Alba comincia a trasferire produzione e macchinari in nuovi capannoni intestati ad altre società (ForService, Noa Group). I lavoratori parlano di delocalizzazione in loco per abbattere i costi e aggirare le tutele conquistate.

  • Settembre 2025 – L’azienda sospende le attività, smette di pagare l’affitto e i salari, e si avvia verso la chiusura di fatto. I lavoratori tornano a scioperare.

  • 16 settembre – Durante il picchetto, alcuni lavoratori vengono aggrediti fisicamente da persone legate all’azienda. Il video dell’aggressione fa il giro dei social. Intervengono i carabinieri. La Procura apre un’inchiesta.

  • 20 settembre – Manifestazione pubblica a Prato, il sindacato chiama in causa anche i committenti della filiera: “Non potete chiamarvi fuori”.

  • 26 settembre e 9 ottobre – Si aprono i tavoli istituzionali in Provincia. Partecipano due committenti (Lanificio Gori e Lanificio Roma), assenti invece i grandi marchi. I lavoratori presentano un piano articolato in quattro punti.

Cosa propongono i lavoratori

Il documento approvato all’unanimità dall’assemblea degli operai prevede quattro possibili strade per uscire dalla crisi, salvare i posti di lavoro e rimettere ordine nella filiera:

  • Piano A – L’Alba riapre, riassume tutti e torna a rispettare il contratto tessile. È la soluzione ideale, ma ormai poco praticabile: l’azienda ha chiuso, lo stabilimento è stato sfrattato.

  • Piano B – I lavoratori vengono assunti dalla Noa Group, azienda formalmente terza ma legata a L’Alba, dove parte della produzione è già stata spostata. A patto che vengano garantiti i diritti e vietati i subappalti.

  • Piano C – Un’altra azienda del distretto subentra, rileva le commesse e assorbe i lavoratori con lo stesso contratto. È il piano più concreto su cui stanno lavorando le parti al tavolo.

  • Piano D – I committenti (lanifici, brand) si uniscono per creare una nuova società condivisa, internalizzano le fasi di stireria e confezione e assumono direttamente i lavoratori. È la proposta più radicale: ridurre la filiera, riportare sotto controllo diretto le fasi più fragili.

Una crisi di sistema

La vertenza L’Alba non è un caso isolato. Un anno fa, una vicenda simile ha coinvolto la società Iron&Logistics, chiusa dopo una dura vertenza per mancati pagamenti e licenziamenti sindacali. Entrambe le aziende erano leader nella stiratura e confezione di capi di alta gamma.

Il problema, secondo il sindacato, è che le aziende che lavorano in regola non reggono la concorrenza di chi taglia i costi violando i diritti. E i marchi, per anni, hanno accettato questo modello a basso costo, chiudendo un occhio.

Per questo, la proposta chiave lanciata da SuddCobas è introdurre una “clausola sociale”: se un brand sposta una commessa, deve portarsi dietro anche i lavoratori che la realizzano. Un principio già in uso in altri settori (come logistica e multiservizi) che garantisce continuità occupazionale e impedisce i giochetti con scatole vuote.

La svolta (opposta) del Governo

Nel frattempo, mentre a Prato si chiede più responsabilità da parte dei brand, a Roma si discute una norma che va nella direzione opposta.

Un emendamento di Fratelli d’Italia al disegno di legge sulle PMI – approvato in Commissione Industria del Senato – prevede che i marchi possano ottenere una certificazione che li esonera da responsabilità legale per ciò che accade nelle aziende a cui affidano le commesse.

Luca Toscano (SuddCobas) l’ha definita una “legalizzazione dello sfruttamento”: “È un sistema già fallito, ha prodotto lavoro nero, caporalato. Noi rispondiamo con i picchetti e con la lotta”.

Anche la CGIL di Prato-Pistoia e Partito Democratico si sono detti contrari.

A che punto siamo

Oggi i 18 lavoratori di L’Alba sono ancora senza salario né occupazione. Ma grazie alla loro lotta, per la prima volta a Prato si è aperto un tavolo con sindacato, istituzioni e committenti per cercare una soluzione. Le parti stanno lavorando sul Piano C, ma resta aperta anche l’ipotesi di una nuova impresa consortile.

Intanto il sindacato insiste: “La vertenza L’Alba è il banco di prova per l’intero sistema moda. Se vogliamo un distretto legale, servono regole. E servono ora”.


Il Cinema Terminale apre una nuova fase

La Casa del Cinema di Prato inaugura la stagione 2025/2026 tra nuove idee, ricambio generazionale e una comunità che cresce attorno alla sala.

Più film, nuovi orari, più pubblico

Il Cinema Terminale di Prato ha presentato la stagione 2025/2026. La novità più visibile è l’introduzione delle proiezioni pomeridiane, che si aggiungono ai tradizionali spettacoli serali: tre appuntamenti al giorno, alle 17, 19 e 21.15, anche in lingua originale con sottotitoli.
È un modo per intercettare nuovi pubblici, con formule più flessibili e biglietti ridotti. Anche il bar anticiperà l’apertura e diventerà sempre più parte dell’esperienza del cinema come luogo di incontro.

Cinema, musica e stand-up: una stagione più viva

La nuova stagione guarda anche oltre lo schermo. Il Terminale ospiterà per la prima volta dei cineconcerti, con proiezioni accompagnate da musica dal vivo: si comincia la notte di Halloween con Vampyr (Öffnet in neuem Fenster) di Carl Theodor Dreyer (Öffnet in neuem Fenster), sonorizzato da Paolo Spaccamonti e Ramon Moro.

A novembre arriverà anche la stand up comedy, con un “secret show” curato dal neonato Prato Comedy Club. È il segnale di un cinema che non ha paura di cambiare linguaggio e sperimentare, aprendo la sala a forme di spettacolo dal vivo.

Le collaborazioni che fanno comunità

Il Terminale resta però, prima di tutto, una casa per i tanti progetti che hanno costruito nel tempo il suo rapporto con la città.

Tra questi, Cinefilante, la rassegna domenicale dedicata ai bambini, che negli ultimi anni è diventata un punto di riferimento per le famiglie pratesi. Ogni settimana centinaia di piccoli spettatori (e genitori) si ritrovano al cinema, e a volte anche per festeggiare i compleanni: un modo semplice ma potente di trasmettere l’abitudine collettiva del cinema.

Accanto a Cinefilante ci sono le storiche rassegne del Mabuse Cineclub, il progetto Cinema’ Cinepa’ pensato per genitori e neonati, i documentari di Mondovisioni e Scuola al Cinema, che porta in sala migliaia di studenti ogni anno.

Nel cortile continua anche Pianeta Verde, il mercatino a filiera corta organizzato con associazioni e gruppi solidali, e da quest’anno si potranno usare la Carta Cultura Giovani e la Carta del Docente per acquistare biglietti e abbonamenti.

Una storia lunga quarant’anni

Il Terminale non è un cinema qualunque. Nasce nel 1984 nei locali del Circolo Rossi, dove un gruppo di giovani dell’Arci decise di trasformare una vecchia sala da ballo in un cinema d’essai. Negli anni ha resistito alle chiusure di tante altre sale, alla concorrenza dei multiplex, ai periodi di crisi e perfino allo sfratto.
Nel 2000 è nata la Scuola di Cinema Anna Magnani e nel 2011 la Casa del Cinema di Prato, una cooperativa che ha garantito la sopravvivenza del progetto.

Nel 2025 è arrivato il passo più importante: la cooperativa ha acquistato lo stabile di via Carbonaia, grazie a un mutuo con Banca Etica e a una campagna di crowdfunding, La grande scommessa. Dopo quarant’anni, la casa del cinema è diventata davvero di chi la vive.

Un presidio culturale che guarda avanti

Oggi il Terminale è ancora più di sempre un punto di riferimento culturale per Prato.
Le novità della stagione raccontano un cinema che continua a cambiare senza smettere di essere un luogo collettivo.
E altre iniziative sono già in arrivo nei prossimi mesi: la Casa del Cinema continua a crescere, confermandosi uno degli spazi più vivi e necessari della città.


L’agenda

Cosa non perdere a Prato questa settimana, secondo me.

Cinema (vi metto link che oggi sono andato un po’ lungo): Terminale (Öffnet in neuem Fenster), Eden (Öffnet in neuem Fenster), Pecci (Öffnet in neuem Fenster), Garibaldi (Öffnet in neuem Fenster).


I matti della città di Prato

Ecco i tre matti di Prato della settimana scelti a caso da il Repertorio dei matti della città di Prato (Marcos y Marcos), nato da un laboratorio con Paolo Nori.

C’era uno, lo chiamavano l’Aquila. Diceva sempre che preferiva pensare con i piedi perché non gli facevano venire il mal di testa.

Uno faceva il portiere e quando entrava in campo, al Lungobisenzio, si portava un pacchetto di sigarette e lo appoggiava per terra dietro il palo della porta, che se l’azione era lontana poteva farsi due tiri.

C’era stato un momento in cui in città è piovuto per una settimana di seguito e un giorno un tizio si è presentato in un bar di periferia con la muta da sub, il boccaglio e le pinne.


Una canzone che ho ascoltato mentre scrivevo questa newsletter

Padtal di DenDen. Ero sull’autobus e davanti a me c’era un ragazzo con la fascia in testa, le cuffie, che si muoveva tutto: la testa, le spalle, come se avesse dentro una scossa, ma una scossa buona. Canticchiava, ma senza suono. Io lo guardavo, e non capivo se fosse felice o solo preso. Quando stavo per scendere, gli ho detto: “Cosa stai ascoltando che ti fa così bene?”. “È francese. Denden. La canzone Padtal”. L’ho ringraziato e poi sono sceso.

La potete ascoltare anche su Spotify (Öffnet in neuem Fenster).

https://www.youtube.com/watch?v=RGVsMEKYDNk (Öffnet in neuem Fenster)

Kategorie Società

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