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Mappa Concettuale - Il CROLLO del COMUNISMO in EST EUROPA (1989-90)

Tra il 1989 e il 1991 l’Europa orientale vive il più rapido crollo politico del XX secolo. Le riforme di Gorbaciov — pensate per salvare l’URSS — finiscono invece per accelerare la dissoluzione dell’intero blocco sovietico. Con la caduta del Muro di Berlino, l’autorità di Mosca perde ogni credibilità e le Repubbliche Popolari iniziano a sgretolarsi una dopo l’altra. In Romania il regime di Nicolae Ceausescu reagisce con la violenza alle proteste di Timișoara e Bucarest, ma la brutalità del dittatore scatena una rivoluzione incontrollabile: il 25 dicembre 1989 Ceausescu e sua moglie vengono catturati, processati e fucilati. La Romania comunista crolla nel sangue. Altrove, però, la transizione è più pacifica.

In Cecoslovacchia le proteste studentesche del 17 novembre danno il via alla Rivoluzione di Velluto, che porta Václav Havel alla presidenza il 29 dicembre 1989. In Bulgaria Todor Živkov viene deposto dopo 35 anni di potere, mentre in Albania scioperi e migrazioni di massa costringono il regime a riconoscere i partiti d’opposizione nel 1991. Tra il 1990 e il 1991 tutta l’Europa orientale va al voto: Ungheria, Polonia, Cecoslovacchia, Bulgaria e Albania eleggono governi democratici, ponendo fine a quarant’anni di dominio comunista.

Le conseguenze più evidenti arrivano in Germania Est: le prime e uniche elezioni libere della DDR (18 marzo 1990) sanciscono il trionfo di “Alleanza per la Germania”, che spinge per l’unificazione immediata. Helmut Kohl, cancelliere della Germania Ovest, negozia i trattati economici e politici necessari e, grazie al Trattato Due più Quattro, ottiene l’accordo delle potenze mondiali e dell’URSS. Il 3 ottobre 1990 la Germania è ufficialmente riunificata. Una ferita aperta dal 1945 viene ricucita, mentre l’Unione Sovietica, ormai stremata, si avvia verso il collasso definitivo.

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