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La città come male necessario

Le epidemie hanno trasformato la forma delle città, portando alla creazione di infrastrutture per contenere le differenti forme di contagio. La città, pur rappresentando un rischio sanitario, è anche un centro di progresso scientifico. (S'ouvre dans une nouvelle fenêtre)

Michela Barzi

Tucidide ne La guerra del Peloponneso scriveva a proposito della peste che nel 430 a.C. aveva decimato la popolazione di Atene e decretato il declino della città: «Dentro le mura cadevano le vittime del contagio; fuori, le campagne subivano la devastazione nemica. Venne naturalmente alla luce, mentre il morbo incrudeliva, la memoria di quell'oracolo che, a detta dei più anziani, risaliva a tempi molto antichi: "Verrà la guerra Dorica e pestilenza con essa"».

Guerra, carestia, e pestilenze sono tre fattori che storicamente si fondono ma senza la città il contagio della fame e della malattia non avrebbe potuto esplodere. Nel racconto di Tucidide la relazione che esiste tra questi elementi è chiara, come lo è che la città il crogiolo in cui si fondono. La popolazione concentrata nello spazio urbano innesca gli effetti esplosivi grazie al contributo decisivo della povertà.

Alessandro Manzoni ha descritto efficacemente ne I promessi sposi il concatenarsi degli eventi che hanno condotto alla pestilenza di Milano del 1630. Egli si affida per le descrizioni della pestilenza del 1630 alle notizie contenute nel Ragguaglio del medico Alessandro Tadino (1648), il quale raccontava gli sconvolgimenti provocati dalla pestilenza con lo sguardo del tutore della salute pubblica. La sua visione costituisce una sorta di anticipazione di ciò che successivamente avviene in modo sistematico: a partire dalla fine del XVIII secolo rilevamenti topografici e indagini mediche individuano nel sovraffollamento e nella mancanza d’igiene, tipici dell’ambiente urbano, le cause della latenza del contagio. I poveri, debilitati da un’alimentazione insufficiente e dalle malsane condizioni abitative, erano il perenne focolaio delle malattie. Da questa constatazione comincia a profilarsi il concetto di salute pubblica che nel XIX produrrà norme e interventi sul corpo malato della città. Cimiteri, carceri, ospedali, mattatoi, ovvero i luoghi di massima concentrazione di reflui e rifiuti, furono individuati come possibili inneschi delle infezioni, ancora attribuite ai miasmi che essi potevano generare.

Il controllo dei meccanismi di diffusione del contagio ha prima di tutto avuto un carattere militare. Alla fine del XVII secolo in Francia vengono redatti regolamenti contenenti prescrizioni da prendere nel caso la peste si fosse manifestata nelle città. Lo spazio urbano andava rigorosamente suddiviso in settori posti sotto il potere di un sovraintendente e pattugliato da guardie. Le persone avevano l’obbligo della quarantena da trascorrere in casa e doveva essere interrotto ogni scambio con il territorio agricolo, per evitare che il contagio trovasse ulteriori veicoli nella popolazione rurale.

Sujet Città libertà democrazia

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