(S'ouvre dans une nouvelle fenêtre)Michela Barzi
Tra le molte cose che diamo per scontate, l’acqua corrente in ogni abitazione, la rete fognaria, il sistema di distribuzione di elettricità e gas, la rete telefonica e di connessione internet sono presenze ovvie nelle aree urbanizzate, ad esclusione di quelle informali che chiamiamo slum. Tutto ciò ci ricorda che non è stato sempre così: i servizi a rete nelle città europee e nei paesi cosiddetti sviluppati hanno fatto la loro apparizione a partire dalla seconda metà dell’Ottocento ed hanno tra l'altro concretamente mostrato alle persone quali siano le conseguenze dell’urbanistica sulla vita quotidiana. A partire da quel periodo, da una parte le città sono state trasformate in superficie dai piani di risanamento e di espansione, spesso realizzati senza molto riguardo per la componente umana, e dall’altra gli interventi di trasformazione nel sottosuolo hanno modificato profondamente, e in meglio, la vita delle persone. Le ragioni fondamentali di questi cambiamenti operati nelle viscere della città erano igiene e sicurezza: le malattie endemiche ed epidemiche si combattono innanzitutto portando acqua pulita e smaltendo quella sporca, superando l'uso di torce, candele e altre fiamme libere con le reti per l’illuminazione di strade e poi abitazioni, evitando così il rischio di incendi. A queste premesse basilari, si è aggiunta poi la qualità della vita, che dalla diffusione delle reti urbane ha avuto solo da guadagnare: aprire un rubinetto o pigiare un pulsante è assai più comodo che portare l’acqua in secchi, o produrre la luce attraverso una fiamma. Ma c’è un altro aspetto, meno visibile ma non meno importante, che sostiene la possibilità di dare a tutti igiene e sicurezza, ed è la democrazia.
Quando si è deciso di far corrispondere all’insediamento di nuovi abitanti la remunerazione del costo che la collettività deve sostenere per portare dove essi abiteranno strade e servizi a rete, ovvero da quando sono stati previsti gli oneri di urbanizzazione, si è stabilito di collegare ai diritti di cittadinanza quelli di una condizione minima abitativa dignitosa, che garantisca appunto igiene e sicurezza.
Gli oneri di urbanizzazione sono, appunto, il contributo in denaro legato al rilascio dell’autorizzazione a costruire. Nessun costruttore vende, e nessun proprietario affitta, abitazioni senza allacciamento alle reti urbane, semplicemente perché non potrebbe definirle abitazioni. Affinché così si possano definire, sono necessari il piano urbanistico e il comune che realizza le urbanizzazioni. L’interesse privato di chi vende o affitta compensa quindi con una certa somma di danaro quello pubblico che garantisce gli standard minimi di abitabilità.