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Con Meloni aumentano i maschi

La demografia offre un quadro talvolta sorprendente, come l’aumento di maschi da quando al governo c’è la prima donna premier, Giorgia Meloni. Secondo i dati Istat più aggiornati (30 novembre 2025) la popolazione maschile residente in Italia è aumentata rispetto al primo novembre 2022 di 103.537 unità mentre quella femminile si è ridotta di 121.951. Le donne restano più numerose tuttavia la loro percentuale in poco più di tre anni è scesa dal 51,14% al 50,95%.

Non sono numeri dovuti a un misterioso aumento dei fiocchi azzurri perché purtroppo sia le nascite di bambini che quelle di bambine sono diminuite a causa di un trend di lungo periodo, iniziato nel 2008, del quale non può certo essere incolpato il governo Meloni. La demografia è il principale male di cui soffre l’Italia anche se fatica a diventarne consapevole perché i flussi migratori interni, da Sud verso Nord e dalle aree interne verso i centri medi, danno l’illusione che il Paese che conta dal punto di vista economico e informativo sia in relativa buona salute.

A cambiare con il governo di Fratelli d’Italia non è quindi il trend della natalità ma la politica migratoria. Non perché si siano chiuse le frontiere, come talvolta si ritiene, ma perché al contrario c’è stato un incremento degli arrivi regolari con ripetuti e consistenti decreti flussi, i quali portano a ingressi per oltre il 90% di lavoratori maschi. Inoltre c’è stata una stretta sui ricongiungimenti familiari.

Il risultato è che gli ingressi di stranieri in Italia sono diventati a netta prevalenza maschile. Fino al 2021 gli arrivi erano abbastanza equilibrati per genere (in quell’anno entrarono in Italia 126mila maschi e 117mila donne) mentre il 2024, ultimo anno con i dati completi, ha visto l’arrivo di 228mila stranieri maschi e 168mila straniere donne.

In pratica l’Italia con le politiche migratorie di destra fa entrare soprattutto giovani maschi creando uno squilibrio di genere che ha conseguenze negative sia sulla natalità, sia sul tasso di criminalità. Ovvero proprio i temi sollevati per tenere alta l’attenzione dell’opinione pubblica.

È ancora l’Istat a mettere in fila dati che segnano un evidente cambio di passo: nella popolazione straniera residente in Italia le donne di 20-29 anni sono in calo rispetto agli uomini della medesima età e sono arrivate a un rapporto di 40-60. Ed è impressionante il numero di maschi stranieri che vivono nelle cosiddette convivenze, vale a dire comunità come il carcere oppure i dormitori per lavoratori: a fine 2022 i maschi stranieri conviventi erano 99mila, un valore stabile rispetto agli anni precedenti. A fine 2024 erano balzati a 150mila.

I demografi concordano nel ritenere l’immigrazione regolare indispensabile per l’equilibrio economico e demografico dell’Italia. Ma arrivi così squilibrati per genere sono portatori di nuove tensioni, proprio quelle che il governo di destra sostiene di voler scongiurare.

Marco Esposito (23 febbraio 2026)

Sujet Demografia