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Nidi, il governo prepara il furto al Sud

Derubati prima ancora di nascere. È la sorte amara e beffarda che tocca ai bambini che nasceranno nel Mezzogiorno e che si vedranno sottrarre la possibilità di entrare in un asilo nido. Il DFP del 2026, approvato dal governo il 22 aprile e in discussione in Parlamento, sancisce infatti che l’obiettivo dei posti minimo in ciascuna regione è già stato raggiunto, addirittura “in anticipo rispetto alla scadenza”. Solo che quell’obiettivo è appena di 15 posti ogni cento bambini in età da asilo nido, vale a dire meno della metà dei 33 posti ogni cento indicati dal target europeo per il 2010 e un terzo rispetto ai 45 posti fissati dall’asticella Ue per il 2030. Un vero e proprio furto di diritti ai danni di bambini di 3-36 mesi che avrebbero dovuto avere un posto nido nel proprio comune entro la fine del 2027, bambini quindi in parte ancora non nati e già privati di un diritto di cittadinanza, insieme alle loro famiglie.

La tabella che certifica l’obiettivo come raggiunto in tutte le regioni è a pagina 153 del Documento di finanza pubblica. Riporta la copertura dei posti in ciascuna regione con dati che vanno dal 15% della Campania al 48% dell’Umbria. Sono numeri noti, perché si riferiscono all’ultima rilevazione Istat sui servizi per la prima infanzia, i cui dati sommano i posti pubblici e privati negli asili nido e risentono peraltro fortemente del calo demografico. Il DFP firmato dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti aggiunge al grafico noto tre linee orizzontali. Quella più in alto indica il target europeo del 33%. Poco sotto c’è la media italiana, pari al 31,6%. Infine verso il basso c’è una linea che non ha riferimenti statistici o normativi ed è il 15%, indicato come “l’obiettivo del PSBMT relativo al raggiungimento di un tasso di copertura minimo del 15 per cento”.

Di fronte a un furto che ha come vittime bambini di pochi mesi, colpevoli di essere nati alla latitudine sbagliata, è facile perdere la pazienza; ma è dovere di chi informa - e ci si augura anche di ciascun parlamentare - restare strettamente ai fatti. Ora, il PSBMT citato è il Piano strutturale di bilancio di Medio termine presentato dall’Italia a Bruxelles il 27 settembre 2024. Un documento nel quale il governo italiano definiva gli obiettivi fino al 2029. In quel documento, si spiegava che di fronte alla carenza di asili nido in molte aree del Mezzogiorno “il Governo ha già disposto nuove risorse, per un ammontare complessivo di circa 735 milioni, al fine di superare i divari territoriali e infrastrutturali nei servizi per l’infanzia. Le risorse - si puntualizzava nel PSBMT a pagina 130 - sono destinate in via prioritaria a quei Comuni che non garantirebbero il raggiungimento dell’obiettivo del 33 per cento di copertura del servizio per asili nido, andando, dunque, a finanziare l’attivazione di oltre 31.600 nuovi posti negli asili nido per la fascia 0-2 anni, in 845 Comuni. Ciò consentirà all’Italia di raggiungere l’obiettivo del 33 per cento di copertura del servizio su tutto il territorio, come previsto dalla normativa nazionale, ma anche di contribuire al conseguimento dell’obiettivo europeo del 45 per cento al 2030, per quanto permangano criticità in alcuni territori specifici”. Ora, invece di riferire sui risultati ottenuti rispetto agli impegni presi nel PSBMT, nel DFP si annuncia il raggiungimento del fantomatico obiettivo del 15%, mai previsto dall’Unione europea. Appare infatti di chiara evidenza come l’asilo nido sia un servizio di prossimità per cui in nessun caso i target di 33 posti ogni 100 al 2010 e di 45 ogni 100 al 2030 possono essere intesi come medie nazionali, accontentandosi del 15% medio regionale come riferimento ai territori.

Inoltre il servizio di asilo nido è un Lep, un livello essenziale delle prestazioni, dal primo gennaio 2022 e prevede appunto una copertura di 33 posti ogni 100 bambini in età 3-36 mesi da raggiungere gradualmente in ciascun Comune entro il 2027. La gradualità, però, contiene uno scalino finale perché per finanziare la gestione dei nuovi nidi il ministro dell’Economia dell’epoca, Daniele Franco, d’intesa con la ministra del Sud Mara Carfagna, assegnò le risorse specifiche per i nidi con una progressione lenta e uno scatto finale. Si partì infatti con 120 milioni di euro nel 2022, per salire a 175 milioni nel 2023, 230 milioni nel 2024, 300 milioni nel 2025, 450 milioni nell'anno in corso e infine a 1.100 milioni di euro annui a decorrere dal 2027, sufficienti a finanziare la gestione di 143mila posti aggiuntivi di cui 90mila nel Mezzogiorno.

È evidente che il successo del Lep nidi si avrà proprio attivando i posti nel 2027, utilizzando anche le nuove strutture realizzate grazie al PNRR e che dovrebbero portare 150.480 nuovi posti entro metà 2026. Tuttavia la somma destinata a regime al Lep nidi, pari a 1,1 miliardi di euro, ha un incremento di 650 milioni rispetto ai 450 del 2026 e quindi fa gola a molti. Fa gola ai Comuni del Nord, già ricchi di servizi, che vorrebbero cambiare i criteri di riparto per conteggiare i bambini del Sud al di sotto dei tre anni, che oggi in assenza di posti nei nidi vengono iscritti come anticipatari nella scuola materna (3-5 anni), come bambini che hanno ottenuto il loro posto al nido. Un trucco per liberare risorse da ripartire fra i municipi che hanno nidi in abbondanza.

Ma i 650 milioni aggiuntivi annui potrebbero far gola anche al ministro dell’Economia Giorgetti, alle prese con l’oggettiva difficoltà di far quadrare i conti in una fase di bassa crescita, se non in uno scenario di recessione. L’esperienza passata dimostra che togliere al Sud è più facile che tagliare altrove, perché la reazione dei territori è flebile. Ecco perché la partita aperta con il DFP e l’annuncio beffardo che tutte le regioni hanno conseguito addirittura in anticipo l’obiettivo degli asili nido è quanto mai pericolosa. Qualcuno al Sud potrebbe incassare i complimenti e sentirsi sollevato dall’impegno di aprire e soprattutto di far funzionare gli asili nido. Ma potrebbe anche accadere il contrario. Potrebbe scattare la reazione dei parlamentari, dei sindaci e dei cittadini tutti per dire anche basta: non si ruba il nido a un bambino.

Marco Esposito (27 aprile 2026)

Sujet Politica