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La delusione per la nuova giunta Giani non è solo un caso pratese

La mappa della nuova giunta penalizza mezza regione e mette in discussione la leadership del presidente.

Foto: Emiliano Fossi (Facebook)

La frase che ho sentito più spesso questa settimana è stata: «ma allora che abbiamo votato a fare?». È il riassunto più preciso dell’umore che circola attorno al PD toscano dopo la formazione della nuova giunta regionale. Le delusioni sono molte, e molto diverse tra loro.

È deluso Matteo Biffoni, record storico di preferenze in Toscana, rimasto fuori dall’esecutivo nonostante oltre ventiduemila voti. È deluso il segretario (Opens in a new window) pratese Marco Biagioni, convinto che la terza città della regione avrebbe ottenuto un assessorato politico del PD (Cristina Manetti, unica pratese in giunta, è espressione di Casa Riformista). È probabilmente delusa anche Marta Logli, capolista pratese e unica candidata dei Giovani Democratici toscani, che con cinquemila preferenze sperava magari in una forma di riconoscimento, e invece ha visto la vicepresidenza andare a una dirigente GD di Livorno che non era nemmeno candidata.

E poi ci sono i delusi meno visibili ma più numerosi: gli elettori e le elettrici, che oggi faticano a riconoscersi in un equilibrio interno che sembra aver pesato più del voto.

Gli unici che paiono non delusi sono il segretario regionale Emiliano Fossi e il deputato Marco Furfaro, che sono riusciti a imporre molti dei paletti dell’area schleiniana nella trattativa con il governatore riconfermato.

Quello che emerge è un malumore molto più ampio del previsto: non riguarda solo Prato, e non riguarda solo la rappresentanza territoriale.
È un malumore che mette in discussione la leadership del presidente della Regione e, più profondamente, la direzione politica della legislatura.

Quindi pratesi: non sentitevi soli e sole e cerchiamo di fare un punto su cosa è successo.

Chi c’era prima, chi c’è oggi e cosa significa davvero

Uno dei modi più chiari per capire cosa stia succedendo è confrontare la giunta 2020 con quella appena nata. Cinque anni fa l’esecutivo rappresentava (Opens in a new window) quasi tutte le aree della regione: Lucca, Mugello, Siena, Grosseto, piana fiorentina, Firenze, Pisa e Prato. Era una giunta non perfetta, ma relativamente equilibrata sul piano territoriale.

Quella del 2025 (Opens in a new window) è molto diversa: entrano Livorno (con polemiche interne molto forti) ed entra Arezzo, territorio storicamente poco rappresentato. Ma più numerose sono le assenze: restano fuori Lucca, Mugello, Siena e Empolese Valdelsa.
E dal punto di vista strettamente partitico entra solo Livorno e Arezzo: restano fuori Lucca, Mugello, Siena, Prato, Empolese Valdelsa.

È una mappa politica che colpisce anche perché contraddice una delle espressioni più usate da Giani negli ultimi anni: quella della “Toscana diffusa”, la regione che non si esaurisce nel triangolo Firenze–Pisa–Livorno e che chiede attenzione ai territori più periferici. La nuova giunta invece restringe, accentrando, e lasciando fuori proprio quelle province che più avevano chiesto ascolto.

Prato, il caso da cui tutto è partito

Prato è stata la prima città a mostrare apertamente la sua delusione.
Il PD pratese riteneva di avere tutte le condizioni per un suo assessorato: i numeri della città, il contributo elettorale, il profilo di Biffoni, che con oltre ventiduemila voti è stato il candidato più votato dell’intera regione.
È invece arrivato un ruolo importante ma percepito come secondario: la presidenza della Commissione Sanità.

In città si parla apertamente di “sgarbo” e di “mancanza di rispetto”. L’impressione è che la scelta non sia stata né spiegata né condivisa, e che il peso politico della città sia stato considerato poco.

Livorno: una rappresentanza che non nasce dal territorio

Foto: Bintou Mia Diop (Facebook)

A Livorno la rappresentanza c’è, ma nasce in un modo che ha lasciato molti dirigenti contrariati. L’assessorato sembrava destinato al segretario provinciale Alessandro Franchi: il suo ingresso avrebbe portato in consiglio Cristina Grieco, prima dei non eletti, già assessora regionale nella giunta Rossi.
La scelta finale è stata diversa: fuori Franchi dalla giunta, fuori Grieco dal consiglio, dentro come vice presidente Mia Bintou Diop, 23 anni, indicata dalla segreteria nazionale e scelta più come segnale politico che come espressione del territorio.

Il Tirreno (Opens in a new window) ha parlato di un “partito imploso”, di una nomina “non maturata su nessun tavolo territoriale”.

Siena: il caso più emblematico

L’assenza di Siena in giunta è stata la più inattesa. La provincia perde un assessore uscente (Simone Bezzini, entrato comunque in consiglio) considerato competente e riconosciuto. Una scelta che allo stesso tempo non permette di entrare in consiglio con Anna Paris, seconda più votata nel collegio. Per Paris (Opens in a new window) il voto dei senesi è stato “calpestato”, per il segretario Valenti anche qui “non c’è stata alcuna spiegazione politica”.

Siena è il caso che più mette in discussione l’idea di una “Toscana diffusa”: un territorio storicamente importante, centrale nella sanità e nell’agricoltura, che oggi non ha alcuna rappresentanza politica.

Empolese Valdelsa, Mugello e Firenze metropolitana

Anche l’Empolese Valdelsa (Opens in a new window), tradizionalmente uno dei territori più compatti e disciplinati del PD, è fuori dalla giunta. Giacomo Cucini, con oltre settemila preferenze, era il primo dei non eletti PD più votati della regione, e si pensava potesse entrare in caso di promozione di Brenda Barnini. Non è successo, e Cucini ha parlato chiaramente di un partito che “premia i litigi, non il consenso”.

Nel Mugello, la mancata riconferma di Serena Spinelli ha lasciato molti dirigenti di quella federazione sorpresi e insoddisfatti, oltre a impedire all’ex consigliere Cristiano Benucci di rientrare in consiglio regionale.

Anche nella federazione metropolitana di Firenze, una delle più strutturate, il malumore è evidente: la distribuzione di ruoli non rispetta, dicono alcuni segretari, né il peso del territorio né i risultati elettorali.

Un malcontento che non è episodico, ma sistemico

Il Corriere Fiorentino (Opens in a new window) ha parlato di federazioni che “ribollono”: Prato, Siena, Livorno, Empoli, Mugello. Territori diversi, con storie politiche diverse, che però condividono una critica simile: la giunta appare più come il risultato di un negoziato interno che di una lettura politica del voto e della geografia regionale.

È un malumore che non riguarda solo i territori esclusi, ma anche il ruolo del presidente. Molti dirigenti, anche non ostili a Giani, osservano che la nuova giunta non sembra “la sua” giunta.

Con una riconferma così netta, ci si aspettava un rafforzamento della leadership, e invece il quadro che emerge è quello di un presidente più condizionato dai rapporti di forza interni al PD e meno padrone delle scelte.

Il nodo delle deleghe: una giunta forte o una giunta di caselle leggere?

Le deleghe non sono ancora ufficiali, ma le anticipazioni hanno creato ulteriori preoccupazioni. Una giunta può essere giovane, rappresentativa o equilibrata, ma deve essere operativa. E il rischio che molti dirigenti evocano è quello di una giunta con poche deleghe forti e molte deleghe leggere, che rischiano di produrre assessorati simbolici, non realmente in grado di incidere. Per fare un esempio su tutti: alla vicepresidente Diop sembrerebbe spettare la delega “pace, cooperazione e legalità”.
È questo è un rischio che diventerebbe evidente soprattutto nei settori più delicati: sanità, infrastrutture, sociale, sviluppo economico.

Una giunta debole su questi fronti rallenterebbe il governo della Regione nei prossimi anni.

Senza considerare gli attriti che ci saranno con il campo largo e l’ingresso del Movimento 5 stelle e Alleanza Verdi Sinistra in giunta. Solo ieri, come in un romanzo scritto da uno bravo, con la conferma dell’ampliamento di Peretola (Opens in a new window) da parte del governo, palese è stato l’imbarazzo tra forze favorevoli e contrarie al progetto all’interno della stessa maggioranza.

Una giunta fragile che nasce in un partito fragile

Combinando il malumore dei territori, le critiche sul metodo, le preoccupazioni sulla programmazione e l’assenza di una visione strategica, emerge un quadro molto nitido: la giunta Giani bis nasce più fragile di quanto il risultato elettorale lasciasse immaginare.

Giani esprime di fatto un solo assessorato pienamente “suo” (Leonardo Marras) mentre l’equilibrio complessivo sembra riflettere molto più la geografia interna della segreteria regionale che le sue scelte politiche. In più di un caso, la decisione di non far entrare una persona in giunta appare legata non tanto al suo profilo, quanto al fatto che il/la consigliere/a che sarebbe subentrato al suo posto non era considerato utile o funzionale agli equilibri interni del partito.

La Toscana rimane una regione amministrativamente solida, con una struttura forte e un presidente esperto. Ma il PD toscano appare diviso, stanco, poco allineato. E la giunta sembra riflettere questa frammentazione più che provare a superarla.

La sfida dei prossimi mesi sarà duplice: ricostruire il rapporto con i territori (Fossi ha già una lunga lista di segretari che lo vogliono incontrare) e definire finalmente un progetto politico chiaro. Perché molti dentro il PD vedono oggi un presidente che ha guidato la Regione negli ultimi cinque anni ma che appare meno al centro del quadro, più condizionato e molto più timido nelle scelte.

E soprattutto tanti elettori ed elettrici che si domandano: «ma allora che abbiamo votato a fare?».


Un’idea regalo diversa

Sostenere una realtà indipendente che prova ogni giorno a fare informazione in modo ragionato, curato e onesto. Cosa c’è di meglio da regalare a Natale?

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Anche quest’anno il Natale è salvo

Foto: @vilmasphotoss (instagram)

Il Natale, nonostante il commissariamento, si farà. Il Comune ha messo insieme un cartellone chiamato “Prato Natale 2025” con oltre settanta appuntamenti tra concerti, cori, spettacoli di strada, teatro e iniziative per bambini, costruito insieme a Diocesi, teatri, musei e associazioni dei commercianti.

Si parte il 29 novembre con l’accensione dell’albero in piazza del Comune e delle luminarie, quest’anno anche nei chiassini del centro, accompagnata dai cori delle scuole primarie.


L’agenda

Cosa non perdere a Prato questa settimana, secondo me.

Foto: Centro Pecci (Facebook)

Cinema (vi metto link): Terminale (Opens in a new window), Eden (Opens in a new window), Pecci (Opens in a new window), Garibaldi (Opens in a new window).


I matti della città di Prato

Siamo tutti e tutte un po’ matti in questa città. Eccone i tre scelti a caso da il Repertorio dei matti della città di Prato (Marcos y Marcos): un libretto, nato da un laboratorio con Paolo Nori. Storielle brevi di persone pratesi eccentriche. Per fare un sorriso.

C’era uno che di solito si scriveva “Io sono Fabio” sulla fronte, diceva per saltare le presentazioni. Una volta si era spogliato nudo e faceva il bagno nella fontana del Bacchino, e diceva: “Oggi sono Gesù”.

Uno al circolo di Vergaio, quando c’era una che gli piaceva, si metteva nella patta dei pantaloni una bottiglia di Coca-cola.

Uno a Seano andava in giro vestito da cow-boy: stivali, pantaloni e giacca con le frange, cappello con laccetto ancorato sotto il mento e cintura. Per il resto non faceva niente di strano.


Una canzone che ho ascoltato mentre scrivevo questa newsletter

Baby Blue dei Badfinger. Per tante persone questa canzone fa tornare alla mente solo una cosa: la scena finale della serie Breaking Bad. Pare che nel 2013 dopo la messa in onda dell’episodio, gli ascolti della canzone siano aumentati di oltre il 3.000% in un solo giorno, riportandola nelle classifiche statunitensi. Un pezzo che non mi stanco mai di ascoltare.

Lo puoi ascoltare pure su Spotify (Opens in a new window).

https://www.youtube.com/watch?v=33oAuvbRg-c (Opens in a new window)

Topic Politica

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