Dal congresso annunciato al percorso partecipativo: come si è arrivati al corto circuito di questa settimana

Tocca fare un riassunto delle puntate precedenti per capirci qualcosa. Qualche mese fa, parlando di quello che stava succedendo nel Partito Democratico pratese, raccontavo della pressione (Opens in a new window) che si stava accumulando. Adesso siamo andati oltre. Potere, rappresentanza, ruoli, responsabilità, modi diversi di intendere e imporsi all’interno del partito si sono alternati e scontrati. Ed è una dinamica che non riguarda solo Prato. Ne parliamo più avanti.
“Sembra di rivivere quello che è successo nel 2009”, ho sentito dire spesso nelle assemblee degli ultimi mesi. Ma cosa è succeso nel 2009? Ci arriviamo.
La crisi del Partito Democratico di Prato non nasce con l’assemblea di martedì sera a Grignano. Non nasce nemmeno con le dimissioni (Opens in a new window) della sindaca Ilaria Bugetti. Nasce prima, quando si deve decidere il successore dopo i due mandati da sindaco di Matteo Biffoni. Già allora si percepiscono attriti tra le correnti: si fatica a trovare una quadra in tempi brevi. Si fanno varie ipotesi, compresa quella di candidare il segretario Marco Biagioni, fino ad arrivare a una sintesi che potesse accontentare “abbastanza” tutte e tutti. Ilaria Bugetti, appunto.
Da lì in poi è un continuo tentativo di tenere insieme gli equilibri: nella giunta si sceglie come vicesindaco Simone Faggi (braccio destro di Biffoni) e si inserisce il segretario provinciale come “garante del progetto politico” (fino a quel momento critico della presenza del suo predecessore Gabriele Bosi all’interno della giunta Biffoni).
Si prova, almeno in apparenza, ad andare d’accordo.
Fino a giugno 2025, quando la sindaca Bugetti si dimette e il Comune viene commissariato. Questa frattura diventa un colpo al senso di comunità interno e alla credibilità esterna. E soprattutto iniziano a venire al pettine nodi accumulati negli anni.
La segreteria aspetta qualche settimana prima di uscire pubblicamente: prima si esce sui giornali e poi se ne parla all’interno degli organi del partito, diranno alcuni. Una pratica che tornerà spesso, come vedremo.
In questo contesto il congresso provinciale diventa un oggetto politico enorme. A fine luglio, in un’assemblea al circolo di Galciana, Biagioni dice che il congresso si farà dopo le Regionali. È una promessa dal valore riparativo: dopo settimane di caos, indicare una scadenza significa provare a ridare un orizzonte.
Il congresso promesso e l’equivoco del potere
Molti hanno dato per scontato che il congresso dipendesse dalla volontà del segretario provinciale. Che se Biagioni dice “si fa”, allora basta convocarlo.
Non funziona così.
Convocare un congresso è un atto politico, ma serve il via libera regionale e dal nazionale. In Toscana il livello regionale è guidato da Emiliano Fossi, e negli equilibri pesa anche il rapporto con figure nazionali come il deputato Marco Furfaro.
L’idea del congresso è stata fermata per problemi di tempistiche: “non ci sono i tempi” verrà detto. Frase che adesso risuona un po’ come scusa, se ascoltata alla luce della situazione attuale. Ma viene fermata soprattutto perché aprirlo significava accettare una conta che avrebbe potuto cambiare i rapporti di forza in un momento considerato rischioso. Non a caso, in un anno di congressi, dal nazionale arriva l’indicazione di rinviarli nei comuni che andranno al voto.
A livello locale, poi, Prato andava verso un ciclo elettorale delicatissimo. Dopo il commissariamento, le amministrative diventano la vera scadenza esistenziale. Un congresso, nel mezzo, poteva produrre un mandato chiaro oppure una spaccatura certificata. Si è scelto di evitare la seconda.
Le Regionali, Biffoni e la crepa che diventa frattura
Le Regionali complicano tutto. Matteo Biffoni ottiene oltre 22 mila preferenze. Un fatto politico interno che racconta di una parte enorme dell’elettorato Pd pratese (due su tre) che continua a riconoscersi in lui, figura non percepita come organica alla segreteria provinciale.
Da quel momento il congresso cambia natura: non è solo il passaggio per ripartire, ma anche la potenziale resa dei conti tra aree diverse.
Quando viene formata la giunta regionale di Eugenio Giani e il Pd di Prato resta senza un assessorato politico (non si capisce bene per scelta di chi tra segreteria regionale, governatore e recordman di preferenze che si “accontenta” del posto in consiglio regionale e di essere presidente della commissione sanità), la frustrazione cresce. Non è solo Prato: diverse federazioni si sentono scavalcate da logiche interne. Il consenso alle urne non produce automaticamente rappresentanza.
L’idea che la federazione pratese decida davvero del proprio destino si indebolisce.
L’autunno delle firme e il ritorno del 2009
In autunno parte una raccolta firme per chiedere il congresso entro dicembre. Non è solo una mobilitazione di corrente: è una spinta trasversale, che include anche persone dell’area Schlein critiche verso la gestione della fase. Torna un concetto semplice: il congresso non è un’emergenza, è la normalità democratica di un partito.
Dall’altra parte si raccolgono firme per sostenere il lavoro della segreteria.
Nel frattempo emergono dimissioni, malumori, accuse di segreteria “svuotata” e di organismi ridotti a passaggi formali. Si parla di perdita di collegialità e di decisioni prese in spazi ristretti. E sempre più spesso qualcuno dice: “Pare di essere tornati nel 2009”.
Ma cosa è successo nel 2009? Nel 2009 il PD arrivò alle comunali dopo primarie combattute tra Massimo Carlesi e Paolo Abati. Vinse Carlesi, ma la frattura non si ricompose. Una parte del partito restò tiepida. Al ballottaggio contro Roberto Cenni, con l’apparentamento di Aldo Milone al centrodestra, Cenni vinse per circa 1.500 voti. Per la prima volta dal dopoguerra Prato passò al centrodestra. Nelle ricostruzioni successive tornò sempre lo stesso punto: un partito diviso, una leadership non pienamente condivisa.
Dicembre: quando la discussione smette di essere discussione
Torniamo a oggi. A dicembre cambia la percezione della vicenda. Fino a lì si poteva dire: la discussione è dura ma aperta. Poi arriva una scelta.
Biagioni annuncia le sue dimissioni e la partenza del percorso partecipativo alternativo al congresso: l’idea è “mettersi di lato”, togliere l’ipotesi che potrebbe restare al suo posto e tornare ai temi. Lo comunica prima alla stampa e la mattina dopo ad un’assemblea per iscritti e simpatizzanti a Paperino. Alcuni giorni dopo viene presentato anche il comitato che guiderà il percorso, formato solo da persone che appoggiano la segreteria (“area Furfaro/Fossi” e quella che viene definita “area bugettiana”).
Non si sta più discutendo tra opzioni, si sta eseguendo una decisione già presa. Per chi chiedeva “congresso subito”, è uno scavalcamento politico. Quando metà partito pensa che “tanto decidono altri”, la frattura non è più sui contenuti, ma sulla “D” di “Democratico” all’interno del nome del partito di cui fanno parte.
Ri-Generazione e la narrazione

“Ri-Generazione” nasce per ricomporre quella fiducia “con la base”. Prato viene raccontata come laboratorio di un metodo nuovo: meno conta, più temi.
Per qualche settimana il racconto regge. Assemblee partecipate, organizzate anche dalla parte del partito critico, documento finale approvato all’unanimità. Un partito che torna a parlarsi. O almeno racconta di farlo.
C’è quella barzelletta in cui un signore anziano va dal dottore e gli dice “dottore, un mio amico ha cinque anni più di me e dice che fa l’amore tre volte al giorno. Come posso fare io?” e il dottore gli risponde “dillo anche te”.
È facile unire il PD sui temi. È difficile unirlo sul potere.
Un documento condiviso non è una sorpresa in un partito che condivide un perimetro valoriale. Il punto è se quel documento abbia valore politico reale o sia destinato a restare un prodotto di percorso. Se l’esperimento doveva dimostrare che parlare di temi scioglie le tensioni, la realtà ha mostrato che le tensioni riemergono intatte quando si torna alle scelte di potere. Che il “dillo anche te” non basta.
Il cortocircuito finale
L’assemblea provinciale è convocata per martedì 10 febbraio a Grignano per ratificare le dimissioni di Biagioni ed eleggere il nuovo segretario che traghetterà il partito verso le amministrative. La stessa mattina (dopo un fine settimana di tensione con tanto di litigata pubblica alla premiazione dello Stefanino D’Oro) il deputato Furfaro in un’intervista a La Nazione dichiara riassumendo: Biffoni sarà il nostro candidato a sindaco, lasciateci decidere il segretario a noi. Proposta che, se uno va ad analizzare, in caso di vittoria, permetterebbe alla segreteria di coprire molti ruoli chiave: il parlamento con Furfaro, il consiglio regionale con l’ingresso di Marta Logli (arrivata seconda con le preferenze alle Regionali), il segretario regionale e quello provinciale.
Nel pomeriggio arriva un comunicato firmato da Biagioni e Fossi che annuncia il rinvio per evitare la conta. Prima ai giornali che agli organi decisionali, anche questa volta. Poco dopo il presidente dell’assemblea, Alberto Vignoli (la figura preposta che convoca e nel caso rimanda), conferma che l’assemblea si farà comunque.
È un cortocircuito politico: non c’è più una catena di comando condivisa. L’assemblea si tiene a porte chiuse, non si vota, si aggiorna. Per mesi si è cercato di evitare la conta. Ora evitare la conta significa evitare la decisione.
Prato non è un’eccezione
C’è poi un punto che aiuta a leggere quello che sta succedendo a Prato in una cornice più ampia: le tensioni non sono solo pratesi. Negli ultimi mesi il PD toscano ha mostrato crepe simili in diversi territori: Pistoia, Arezzo, Siena, Viareggio, Sesto Fiorentino, per fare alcuni esempi.
A Pistoia le scelte sulle candidature regionali (con l’uso del cosiddetto listino bloccato deciso dal livello regionale) hanno alimentato accuse di scavalcamento delle federazioni locali e di decisioni prese senza un vero coinvolgimento dei circoli.
Ad Arezzo la discussione sul candidato sindaco per il 2026 si è trasformata in un confronto serrato tra aree interne, con più nomi in campo, riunioni fiume e l’ipotesi primarie come strumento per evitare una rottura.
A Siena, nonostante un congresso cittadino celebrato da poco, sono riemerse tensioni tra dirigenti storici e nuova classe dirigente, con polemiche pubbliche sulla gestione dei ruoli in consiglio comunale. E nell’area metropolitana di Firenze il dibattito post-regionali ha aperto una riflessione dura sulla leadership e sugli equilibri tra segreteria regionale e gruppi dirigenti locali.
Anche a Viareggio il PD è in tensione: la segreteria ha chiesto un procedimento disciplinare contro l’ex assessore regionale Stefano Baccelli per la sua autocandidatura a sindaco, mentre 44 iscritti contestano metodo e scelte sulla candidatura ufficiale.
A Sesto Fiorentino lo scontro è tra livello regionale e PD locale: il regionale spinge per Damiano Sforzi (Alleanza Verdi Sinistra), in continuità con Lorenzo Falchi, mentre una parte consistente del partito cittadino sostiene la vicesindaca Claudia Pecchioli.
Prato non è sola, se può consolare qualcuna/o.
Che cosa resta

È stato detto che non c’era il tempo tecnico per organizzare il congresso. Oggi il PD pratese ha un documento valoriale approvato, una discussione inevitabile sulla candidatura a sindaco e una coalizione da costruire, ma non una leadership formalmente definita. E ha una comunità che si guarda con sospetto e molto probabilmente, inizia a perdere fiducia.
Per mesi la strategia è stata rimandare la scelta per non spaccarsi. Ora la mancata scelta è diventata essa stessa un fattore di spaccatura e di sfiducia.
C’è anche un altro elemento che sintetizzeremo così: dall’altra parte non c’è ancora nessuno. Il centrodestra non ha ancora espresso (e credo non lo farà a breve) un candidato forte e riconoscibile, non ha creato una pressione esterna reale. In assenza di un avversario definito, la competizione si è spostata tutta all’interno. Se ci fosse stato già un nome credibile in campo, probabilmente si sarebbe traccheggiato meno.
Rimandare una decisione non la cancella: la rende più pesante quando arriva. E sicuramente arriverà nelle prossime ore.
Con le amministrative alle porte, la chiarezza e la trasparenza sono una condizione di credibilità verso chi un giorno sarà chiamato a votarti.
Se fossero state mantenute le promesse fatte la scorsa estate (il congresso subito dopo le Regionali), forse, oggi ci sarebbe stato il tempo di discutere davvero “con la base” della candidatura a sindaco o sindaca e del suo programma, dei temi, invece di riempire le pagine dei giornali con dinamiche interne che interessano poco a elettori ed elettrici, sempre più propensi negli ultimi anni a non andare a votare.
Se il PD pratese ritroverà un equilibrio dipenderà da una decisione percepita come legittima da entrambe le parti. Altrimenti anche il documento condiviso resterà un foglio ben impaginato, e il “laboratorio” resterà soltanto narrazione.
E allora forse sarebbe stato meglio un congresso.
Ho lanciato un podcast che si intitola “La Bocciofila di Buzz Prato”, il primo episodio è online su Youtube (Opens in a new window) e Spotify (Opens in a new window) e parlo di femminismi insieme a Martina Rafanelli dell’Associazione Ipazia. Iscrivetevi al canale.
https://www.youtube.com/watch?v=L12PCsY37xE (Opens in a new window)L’appuntamento della settimana: un concerto al cinema

Le città di pianura è stato uno dei film che ho preferito nel 2025: una piccola perla italiana, essenziale ma curata in ogni dettaglio, con una colonna sonora davvero riuscita. Mercoledì 17 il Cinema Terminale lo ripropone con la presenza di Krano, autore delle musiche: alle 20:30 incontro con l’artista, poi proiezione e concerto dal vivo. Da vedere (o rivedere).
La programmazione dei film al cinema questa settimana: Terminale (Opens in a new window), Eden (Opens in a new window), Pecci (Opens in a new window), Garibaldi (Opens in a new window).
Una canzone che ho ascoltato mentre scrivevo
“Heaven Knows I’m Miserable Now” degli The Smiths. Questa settimana ad un certo punto sono arrivati a trovarmi gli Smiths e sono rimasti a farmi compagnia per un po’ di giorni. Ecco. Fine. A volte non ci sono grandi motivi per suggerire una canzone.
https://www.youtube.com/watch?v=PQyqrlFOe5s (Opens in a new window)La trovate nella playlist di Buzz Prato su Spotify (Opens in a new window).