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Lep disabili, la Puglia va allo scontro

Ora si fa sul serio. La Regione Puglia ha deciso di impugnare davanti alla Corte Costituzionale la legge di bilancio del 2026 perché il Lep per gli studenti con disabilità è privo di copertura finanziaria. In sostanza ogni regione secondo la legge statale garantirà il servizio in base alle risorse disponibili. E quindi chi tanto e chi poco. Una evidente distorsione del principio costituzionale di equità dei cittadini, visto che il Lep, cioè il livello essenziale delle prestazioni sui servizi sociali, in base alla Carta va garantito su tutto il territorio nazionale, assicurandosi quindi che ogni territorio abbia risorse proprie sufficienti, istituendo un apposito capitolo di spesa dedicato, come il Fels, Fondo equità livello dei servizi.

“Abbiamo deciso di impugnare davanti alla Consulta - ha spiegato il presidente della Puglia, Antonio Decaro, in una nota diffusa il 24 febbraio - le legge finanziaria dello Stato perché ancora volta si cerca di attuare quell’autonomia differenziata che punta a creare disuguaglianze tra le Regioni e ciò che è peggio tra i cittadini”.

Riassumiamo i fatti. L’Italia si era impegnata con l’Unione europea ad attuare il federalismo fiscale regionale entro il 30 aprile del 2026, come condizione abilitante per il Pnrr, un target che presupponeva l’analisi delle funzioni regionali e ovviamente il loro finanziamento. Ma con l’ultima revisione del Pnrr, lo scorso novembre, l’obiettivo è stato spostato al 30 giugno 2026 e soprattutto è stato fortemente ridimensionato: il target M1C1-119 infatti adesso recita: “Entrata in vigore di atti normativi che definiscano i livelli essenziali delle prestazioni per il federalismo fiscale delle regioni a statuto ordinario in almeno due settori di intervento”. In pratica basta definire due Lep a scelta. Nella legge di Bilancio i Lep sono all’articolo 1, commi 696-714, di cui i commi 706-711 riferiti al Lep per gli studenti con disabilità.

Già la Svimez, nell’audizione sul disegno di legge di Bilancio del 3 novembre 2025, aveva sottolineato che il testo proposto (e poi in effetti approvato) in merito alle attività di supporto all’autonomia e alla comunicazione personale degli studenti disabili “definisce Lep il numero di ore indicato per tali attività nei Piani educativi individualizzati (Pei) formulati dalle scuole” quindi senza quella garanzia di omogeneità del servizio sul territorio richiesta dall’articolo 117 lettera m della Costituzione. Inoltre, evidenziava ancora la Svimez, “la copertura finanziaria è data dalle risorse disponibili a legislazione vigente”. Inoltre il testo messo a punto dal Governo e approvato dal Parlamento prevede che nell’allocazione delle risorse da parte della Commissione tecnica fabbisogni standard si tenga conto “degli effettivi beneficiari delle prestazioni”, riproponendo in versione rivisitata il criterio della spesa storica, che consolida le differenze territoriali esistenti.

“La legge - informa la nota della Regione Puglia - sarà impugnata nelle parti in cui non è stata effettuata un’adeguata istruttoria volta a verificare gli impatti di spesa e la capacità degli enti territoriali di sostenerne il peso economico, non è stata disposta la copertura finanziaria dell’istituito Lep a carico dello Stato ed è stato assegnato un fondo insufficiente per la fase transitoria relativa agli anni 2026-2027. La difesa della Regione è stata affidata agli avvocati regionali Michele Simone e Isabella Fornelli”.

Lo scontro fra territori e Stato insomma arriverà di nuovo in Corte Costituzionale, come già per l’autonomia differenziata quando a impugnare la legge Calderoli 86/2024 furono Campania, Puglia, Toscana e Sardegna. Un’azione giudiziaria che portò alla sentenza 192/2024 tramite la quale l’impianto della Calderoli è stato fortemente ridimensionato ma non al punto da impedire la firma a Palazzo Chigi di quattro intese preliminari per l’autonomia differenziata in favore di Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto, intese che riguardano sanità, protezione civile, previdenza integrativa e professioni.

Le Regioni hanno il potere, al contrario dei Comuni e degli altri enti locali, di poter ricorrere direttamente alla Consulta. Sarebbe stato preferibile che partissero analoghi ricorsi da più regioni meridionali, visto che la carenza dei Lep è tema che tocca tutte le aree del Paese meno attrattive e che non a caso sono colpite in modo accentuato dalla crisi demografica. Ma se è vero che otto ricorsi sarebbero stati più forti di uno, non va dimenticato che uno è più di zero.

Marco Esposito (25 febbraio 2026)

Topic Autonomia differenziata