I trucchi del Fondo nazionale non autosufficienze
che danneggiano le famiglie che vivono nel Mezzogiorno
di Marco Esposito e Andrea Morniroli (*)
Stesso disagio, diverso trattamento sul territorio nazionale. Quel che sperimentano sulla propria pelle le persone con disabilità, gli anziani non autosufficienti e le loro famiglie è conseguenza, anche, di una scelta capziosa e in apparenza tecnica: il riparto tra le Regioni del Fondo nazionale per le non autosufficienze, in sigla FNA. Le formule sono irrazionali: contare gli anziani con più di 75 anni (anche se sanissimi) invece delle persone (di qualsiasi età) con disabilità. Con il paradosso che se una comunità conta tre bambini con disabilità e nessun over 75 per quel parametro la somma da riconoscere è zero.

Ma andiamo con ordine. Il FNA è stato istituito il primo gennaio 2007 con una dotazione di 100 milioni di euro, incrementati notevolmente nel tempo fino a 982 milioni per il 2025; 935 milioni per il 2026; 1 miliardo e 108 milioni per il 2027. In occasione del primo riparto tra le Regioni, fu individuato un meccanismo che vedeva come indicatore principale (60%) la popolazione residente over 75 e come parametro complementare (40%) il riparto storico del Fondo Nazionale Politiche Sociali, il quale è destinato a finalità di altra natura come la tutela dei minori, la violenza di genere, tossicodipendenze, persone senza fissa dimora e così via. Un meccanismo piuttosto grezzo per approssimare il fabbisogno legato alle disabilità. Tuttavia quando si trova l’intesa su un riparto, per quanto inadeguato, in Conferenza delle Regioni si crea il precedente, con un effetto trascinamento dal quale è difficile liberarsi perché nessun territorio accetta di rinunciare ai vantaggi acquisiti. E così i criteri adottati nel 2007 sono stati replicati di anno in anno fino al 2024.
L’occasione per cambiare è finalmente arrivata in concomitanza con il triennio 2025-26-27, quando il FNA è stato suddiviso in più capitoli, di cui due principali: uno di 250 milioni riservato alle persone non autosufficienti di oltre 70 anni e l’altro chiamato Quota Indistinta destinato a tutti, over 70 compresi, che vale 605 milioni per il 2025, 620 per il 2026 e 794 per il 2027. La formula è stata elaborata dalla Rete della protezione e dell’inclusione sociale, cui prendono parte rappresentanti dell’Anci e delle Regioni.
I 250 milioni destinati agli interventi rivolti alle persone anziane non autosufficienti sono ripartiti tra le Regioni con due parametri: il 70% in proporzione alla popolazione over 70 (con la Campania che pesa solo l’8,01% del totale) e il restante 30% in base al numero di soggetti di età pari o superiore a 70 anni titolari di indennità di accompagnamento. Qui il peso della Campania sale all’11,37%. Lo scostamento tra le due percentuali è molto ampio e può essere spiegato sia da una diversa valutazione territoriale da parte dell’Inps della necessità dell’indennità di accompagnamento, sia da una più intensa incidenza di malattie croniche. Questa seconda ipotesi è coerente con gli indicatori di deprivazione sociale relativi al territorio e con i dati Istat sulle condizioni di salute della popolazione, per cui siamo di fronte a una sottovalutazione del bisogno oggettivo degli anziani non autosufficienti residenti in Campania, così come in Basilicata, Calabria, Lazio, Puglia, Sicilia, Sardegna e Umbria.
Anche per la Quota Indistinta si evidenzia scarsa qualità. Infatti per il 2025-26-27 non solo si conferma la prevalenza del fattore anzianità, ma addirittura si alza il peso degli over 75 dal 60% della formula originaria all’80%. Il rimanente 20% è ripartito con due criteri: il 10% in ragione del numero di soggetti titolari di indennità di accompagnamento (fonte INPS) e il restante 10% in proporzione al numero di soggetti in possesso di una certificazione rilasciata ai sensi della legge 104 (articolo 3, comma 3), sempre fonte INPS. In sostanza il fondo destinato in misura rilevante alle persone con disabilità con meno di 70 anni è assegnato per la quota largamente prevalente (80%) in proporzione alla popolazione con oltre 75 anni.
Utilizzare come indicatore chiave il numero di anziani fa divergere la quota di risorse riconosciute dagli effettivi bisogni dei territori, rendendo impossibile il riconoscimento di livelli essenziali della prestazioni sociali omogenei sul territorio nazionale, a danno soprattutto dei residenti nel Mezzogiorno. Ciò può essere commentato con una sola parola: incostituzionale. La Campania insieme alle altre Regioni danneggiate ha il dovere di far valere i diritti delle persone con disabilità. Ovunque residenti.
(*) Andrea Morniroli è assessore alle Politiche sociali della Regione Campania