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Il grande assente

Tre chiavi di lettura prêt-à-porter sul post-voto pratese.

Di Andrea Valzania

Da sinistra: il Subcommissario Davide Lo Castro; la Subcommissaria Renata Castrucci; il Commissario Sammartino; il Subcommissario Francesco Pisani. (Foto: Comune di Prato)

Ciao! Mi chiamo Lorenzo Tempestini, faccio il giornalista a Prato da un po’ di anni e questo che stai leggendo è un articolo di Buzz Prato, un progetto editoriale che cerca di fare un racconto “nuovo” della città. Se sei arrivata/o qui per caso, puoi iscriverti alla newsletter e non perderti i prossimi articoli.

Siamo usciti dal flusso delle riflessioni elettorali di Buzz con una certezza piuttosto scomoda: il silenzio sul commissariamento, prima, durante e dopo le elezioni, assomiglia molto a una rimozione.

Di più: un vero e proprio trauma collettivo.

E la psicologia insegna che i traumi irrisolti non svaniscono; si travestono da fantasmi e tornano a perseguitare chi ha preferito voltarsi dall'altra parte.

Una cosa che abbiamo preferito lasciare sullo sfondo: Prato è arrivata a queste elezioni dopo la caduta della giunta, un’inchiesta che ha coinvolto l’ex sindaca e un anno senza un’amministrazione eletta. Eppure questa vicenda è rimasta quasi sempre fuori dalla discussione pubblica per quasi un anno.

Ha lasciato un vuoto, sia in chi aveva creduto nel progetto della sindaca Bugetti (che poi era platealmente costruito intorno ad una narrazione discontinuista rispetto alle precedenti Giunte guidate da Biffoni), sia in chi lo aveva avversato (fuori e dentro la maggioranza), sia in chi è rimasto senza politica in mano ad un commissario prefettizio. E ha lasciato un vuoto nella città, che si è ritrovata a votare senza essersi davvero chiesta come fosse arrivata fin lì.

Siamo davvero sicuri che quel vuoto sia elaborato da questa nuova Giunta? Oppure la nuova Giunta si ritroverà a governare con gli scheletri nell'armadio?

La distruzione creatrice 

C’è però un’altra chiave di lettura per il post-voto, ed è la distruzione creatrice di Joseph Schumpeter: l’idea che una rottura possa spazzare via un equilibrio precedente e aprire uno spazio nuovo. Attenzione, però: in politica “nuovo” non significa necessariamente migliore, rassicurante o perfino desiderabile. Significa, più semplicemente, che non si può tornare esattamente a prima. Una tabula rasa da cui è impossibile tornare indietro.

In quest’ottica, la fine improvvisa della giunta Bugetti e il commissariamento non sono soltanto una ferita da rimarginare: sono anche un passaggio che obbliga la politica pratese a ricostruirsi. La vittoria di Matteo Biffoni, così larga e così netta, non riporta semplicemente indietro l’orologio. Lo riporta in Comune in una città diversa da quella che aveva lasciato: più sfiduciata, più cauta e forse anche meno disposta a credere che basti cambiare il nome del sindaco per sistemare tutto.

Resta da capire se la nuova amministrazione saprà essere l’architetto di questa ricostruzione o se finirà per limitarsi a contemplare le macerie, confidando che il tempo le renda meno visibili.

Cambiare tutto perché non cambi nulla

Infine c’è una terza lettura, la più cinica e probabilmente la più familiare: quella del Gattopardo. Cambiare tutto perché non cambi nulla.

E se il silenzio sul commissariamento non fosse un trauma rimosso, ma una precisa strategia di sopravvivenza del sistema? Il centrosinistra aveva tutto l’interesse a non tornare continuamente sulla caduta della giunta precedente (pare sia una delle prime volte in Italia che lo stesso partito che ha portato il comune al commissariamento riprenda il potere). Il centrodestra avrebbe avuto interesse a farlo, ma non è riuscito a rendere quella vicenda una proposta politica credibile. Le elettrici e gli elettori, alla fine, hanno scelto la soluzione che appariva più solida e conosciuta.

In questa lettura, la nuova giunta non è il punto di partenza di un mondo nuovo, ma il tentativo di rimettere in ordine quello vecchio. La burrasca giudiziaria ha abbattuto alcune facciate, ma le fondamenta del potere locale sono rimaste intatte, pronte a rigenerarsi sotto nuove deleghe, nuovi equilibri e una normalità ritrovata il più in fretta possibile.

Interrogativi aperti che solo una competente e coraggiosa giunta potrà dipanare.

Andrea Valzania è un sociologo e docente all’università di Siena

Argomento Politica

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