Nel secondo episodio del podcast “Prato al voto”, uno spiegone su come nasce davvero una candidatura (liste, firme, autenticazioni, consegna di faldoni e usb, sorteggio), e uno sguardo da fuori sulla città insieme alla giornalista Laura Fasani de Il Post

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C’è una parte delle elezioni che non si vede quasi mai.
Non sta nei comizi, non sta nei post sui social, non sta nemmeno nelle interviste ai candidati. Eppure è quella che decide chi, alla fine, arriva davvero sulla scheda elettorale.
È da qui che parte la seconda puntata di Prato al voto, il podcast di Buzz Prato dedicato alle amministrative 2026.
Dopo aver raccontato come siamo arrivati fino a queste elezioni nel primo episodio, un anno segnato dal commissariamento del Comune e da una crisi politica profonda, questa volta ci fermiamo su un passaggio più tecnico, ma decisivo: come nasce una candidatura.
Dentro ci sono cose che spesso sentiamo nominare ma che raramente vengono spiegate davvero.
Le liste, per esempio: come si costruiscono, chi ci entra, con quali regole.
Le firme: quante ne servono, come si raccolgono, perché non basta una firma qualsiasi.
E poi i controlli: chi verifica che tutto sia in regola, cosa succede se manca qualcosa, quando una lista rischia di essere esclusa.
È un percorso fatto di moduli, certificati, autenticazioni, scadenze molto rigide. Una procedura che sembra lontana dalla politica raccontata ogni giorno, ma che in realtà ne è la base.
Perché senza quella procedura, semplicemente, non si vota.
Nella seconda parte della puntata torniamo invece a fare una cosa che accompagnerà tutta la serie: provare a guardare Prato da fuori.
Questa settimana lo facciamo con Laura Fasani, giornalista de Il Post che negli ultimi anni ha scritto più volte della città, partendo da singole notizie, spesso legate al distretto, al lavoro, alle inchieste, e arrivando a raccontarne le trasformazioni più profonde.
Con lei parliamo di che cosa rende Prato interessante a livello nazionale, di come appare a chi la osserva senza viverci ogni giorno, e delle contraddizioni che emergono più chiaramente proprio quando si prova a tenere insieme i pezzi: il distretto tessile, il lavoro, l’immigrazione, la politica, il carcere.
Ne esce un racconto che non è né interno né esterno, ma che prova a mettere a fuoco la città per quello che è oggi: complessa, attraversata da cambiamenti profondi, e ancora difficile da spiegare con una sola chiave di lettura.
Prato al voto esce ogni settimana per accompagnare queste elezioni con uno sguardo un po’ più lento, provando a capire meglio le cose prima di scegliere da che parte stare.
Due podcast da ascoltare per la Festa della Liberazione (a cui ho lavorato)

Il primo è “Ribelli - La resistenza, l’eccidio e la liberazione di Prato” (Si apre in una nuova finestra) realizzato da me e Enrico Iozzelli per il Museo della Deportazione e Resistenza di Prato. Raccontiamo e analizziamo la resistenza pratese, l’eccidio dei 29 partigiani impiccati di Figline e la Liberazione della città di Prato dal Nazifascismo.
Il secondo è “Resistere per l’arte” (Si apre in una nuova finestra) un podcast della Fondazione CDSE di cui io ho curato la regia e il montaggio, uscito da pochi giorni, che racconta le storie di uomini e donne che hanno salvato il patrimonio artistico italiano dai bombardamenti degli Alleati e dalle razzie naziste.
Buona festa della Liberazione e buon ascolto!
Una canzone che ho ascoltato mentre scrivevo
“Dipendo da te” dei Tre allegri ragazzi morti. Una canzone che prende un concetto grosso come la dipendenza e la riporta a una dimensione quotidiana, quasi domestica. Niente drammi, ma una specie di accettazione tranquilla, da provincia. E quella ripetizione ostinata finisce per suonare meno come una promessa romantica e più come una constatazione. E poi è rock n roll.
https://www.youtube.com/watch?v=4UiQ9vCV0pY (Si apre in una nuova finestra)Ascolta la playlist di Buzz Prato su Spotify (Si apre in una nuova finestra)