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LA NEWSLETTER SETTIMANALE DI ANDREA BATILLA

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LO STREETWEAR È VERAMENTE MORTO?

Se fosse vero sarebbe tutto più semplice. Ma no, non è morto. Ha solo cambiato forma.

Nel 2009 Kanye West viene fotografato da Tommy Ton fuori della sfilata di Comme des Garçons. Con lui c’è, tra gli altri, Virgil Abloh, al tempo suo collaboratore. La foto riceve talmente tanti commenti negativi da diventare la protagonista di un episodio di South Park in cui si criticano i look considerati ridicoli del gruppo.

Quel momento è considerato storicamente l’entrata in scena di West ma anche l’anticipazione dello streetwear come fenomeno globale, mainstream, commercialmente intossicante e fuori misura. Niente sarebbe più stato come prima.

In una ormai famosissima intervista del 2019 a Dazed, Abloh dice che lo streetwear sarebbe morto da lì a poco.

Riporto il brano intero.

- Cosa pensi che accadrà all'idea di streetwear negli anni Venti del Duemila?
- Wow. Direi senza dubbio che morirà, credo. Che il suo tempo finirà. Nella mia mente la domanda è: quante altre T shirt possiamo possedere? Quante altre felpe? Quante altre sneaker?

Penso che arriveremo a una fase che sarà veramente entusiasmante in cui le persone esprimeranno la propria conoscenza e il proprio stile personale attraverso il vintage. Ci sono tantissimi capi straordinari nei negozi vintage e si tratta semplicemente di indossarli.

Credo che la moda si allontanerà dall'idea di comprare qualcosa di nuovo, appena uscito dalla fabbrica. Sarà più una cosa come: “Ehi, vado a cercare nel mio archivio.”

Sono passati esattamente 15 anni da quella foto e quello che dice Virgil Abloh nell’intervista si è avverato in maniera piuttosto esatta. Il fenomeno dello streetwear è esploso fino a invadere tutto il mondo conosciuto. Vuitton, Balenciaga, Dior e Gucci sono di fatto diventati brand streetwear durante questo periodo. Ogni marchio, anche il più oscuro, esteticamente e culturalmente vicino allo streetwear ha avuto un momento di notorietà internazionale, abbandonando il senso di indipendenza, l’approccio politico, spesso il senso delle proprie origini.

Poi, improvvisamente, è tutto finito. Una cosa chiamata quiet luxury ha provvidenzialmente spazzato via questo complesso caos di segni e significati e lo streetwear è tornato ad occupare una posizione laterale, se non addirittura nascosta. Come predetto da Abloh, il vintage ha assunto una posizione importante ma non ha sostituito completamente lo streetwear.

In un bell’articolo (Abre numa nova janela) su Medium, Reggie Casagrande, a lungo fotografa e producer per Stussy, dice che non necessariamente l’abbigliamento street deriva dalla cultura street e che le due cose si sono in realtà separate proprio durante il periodo di cui stiamo parlando.

Una felpa con logo Balenciaga o Supreme in vendita a prezzi esagerati non appartiene al mondo indipendente di quella che è probabilmente la più grande subcultura della storia che ha radici così profonde e complesse da essere inestricabili.

In molti sono concordi nel dire che quello che è successo è che è morto un modello economico, non una cultura. L’hype, lo scarcity marketing, i drop, il resale sono ancora importanti ma non spostano più il mercato.

Nessun fenomeno al momento ha le capacità di spostare il mercato.

Tópico POST SETTIMANALI

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