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Mappa Concettuale - La CINA DOPO MAO e l’ASCESA del GIAPPONE

Gli anni successivi alla morte di Mao Zedong nel 1976 segnano una delle trasformazioni più radicali nella storia della Cina contemporanea. Mentre la Rivoluzione Culturale lascia il paese devastato e senza una guida chiara, la lotta per il potere apre la strada all’ascesa di Deng Xiaoping, l’uomo che cambierà per sempre la traiettoria della Repubblica Popolare. Con la caduta della Banda dei Quattro, accusata di aver tentato di prendere il controllo del Partito, si apre la stagione della “demaoizzazione”: un processo volto a correggere gli errori del passato e introdurre un nuovo modello economico.

Negli anni ’80 la Cina avvia riforme che sconvolgono la vecchia struttura socialista: incentivi alla produzione, apertura agli investimenti stranieri, ritorno delle disuguaglianze salariali, zone economiche speciali e ingresso nel FMI e nella Banca Mondiale. Pechino si apre gradualmente al mercato, pur mantenendo un apparato politico rigidamente autoritario. Parallelamente, la diplomazia cinese ottiene risultati decisivi: la restituzione di Hong Kong (1997) e Macao (1999) e la normalizzazione dei rapporti con l’Unione Sovietica attraverso lo storico incontro Deng–Gorbaciov del 1989.

Ma proprio il 1989 segna anche il momento più buio della Cina contemporanea: le proteste studentesche di Piazza Tiananmen e il massacro del 4 giugno, simbolizzato dall’iconico “Tank Man”. Una violenta repressione che provoca l’indignazione internazionale, ma non impedisce alla Cina di diventare, negli anni ’90, la nuova “fabbrica del mondo”, meta privilegiata delle delocalizzazioni occidentali.

Mentre la Cina si trasforma, anche il Giappone vive anni decisivi. Dal dopoguerra agli anni ’80 il paese costruisce un miracolo economico senza precedenti: industria tecnologica, automotive e un modello sociale basato su disciplina, coesione e un’efficace istruzione tecnica. Negli anni ’80 diventa la seconda potenza economica mondiale, superando persino l’URSS. Ma alla fine del decennio la bolla finanziaria esplode e il Partito Liberal Democratico entra in crisi, inaugurando la celebre “decade perduta”.

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