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Sul rant di Kelly Cutrone, e di altri boomerismi

La nota pr si è molto lamentata degli influencer e dei content creator, inventandosi un passato mitico nel quale invece erano tutti bravissimi e preparatissimi

Nell’ultima puntata di Girls, Disrupted, podcast YouTube nel quale le due presentatrici affrontano temi come “hot takes, bad dates, and the blind leading the blind”, l’ospite era nientedimeno che Kelly Cutrone, regina delle pr newyorchesi dei primi Anni 2000. Un personaggio che ha preconizzato lo stereotipo delle “girl boss” – con onori e oneri annessi – finita addirittura nel reality dei millennial che sognavano l’America (The Hills) quando due delle sue protagoniste, Lauren Conrad e Whitney Port, andavano a lavorare nella sua agenzia di Pr, People’s Revolution, lasciandosi alle spalle un lavoro da Teen Vogue. Cutrone aveva fondato la sua agenzia a 20 anni, si era sposata a 22, rappresentava personaggi come Mark Ronson con la sua prima band, Eartha Kitt, e similari.

https://www.youtube.com/watch?v=QAYPHzrBSRY (S'ouvre dans une nouvelle fenêtre)

Quando Port e Conrad vanno a lavorare da lei – giovani, bionde e privilegiate, ovviamente – scoprono con orrore che tutti questi vantaggi non le salveranno dalle ramanzine del loro capo, abituato ad uno stile di comando assai in voga all’epoca, quello dell’umiliazione come allenamento alla vita. “Ho una regola in ufficio: se devi piangere, vai fuori. Se siete sensibili, o qualcuno ha ferito i vostri sentimenti, non me ne frega un cazzo. Questa non è terapia di gruppo. Superatela. Non siamo cattivi, ma vi diremo sicuramente cose spiacevoli».

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