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LA NEWSLETTER SETTIMANALE DI ANDREA BATILLA

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BERGAMO, DEMOGORGON E LUCIO DALLA

La divisione e il rifiuto delle complessità all’epoca di Stranger Things

Qualche giorno fa, per la prima volta, ho passeggiato per le vie del centro di Bergamo bassa, un insieme poco sorprendente di Sephora, Yamamay e Victoria’s Secret, mescolati senza soluzione di continuità a una manciata di piccoli negozi anonimi. Non ci sono neanche Zara e H&M, disposti nel molto più allettante centro commerciale di Orio al Serio, proprio di fronte a uno degli aeroporti più trafficati d’Italia, con vista sull’autostrada Milano-Venezia.

Su una collina, lì vicino, c’è Bergamo alta, piena di splendidi palazzi nobiliari e di botteghe studiate per l’occhio del turista alla ricerca di romanticismo a buon mercato. Alto e basso qui non sono una metafora ma la rappresentazione geografica della differenza tra quello che è bello e quello che è brutto, tra cose che valgono tanto e cose che valgono poco.

È difficile trovare in altre città una scansione così precisa tra ciò che può semplicemente essere fruito e ciò che può solo essere comprato.

A Bergamo bassa c’è un solo gigantesco negozio di abbigliamento di lusso. Si chiama Tiziana Fausti e dal 1979, anno in cui è stato aperto, si è conquistato un intero isolato, circa 1.200 metri quadrati di ogni marchio immaginabile. 

Sulla terrazza dell’edificio c’è anche un bar ristorante piuttosto glamour, mentre al piano terra c’è un sushi bar aperto insieme al famoso ex calciatore della Juventus Claudio Marchisio. Dentro la boutique si trovano le collezioni di Alaïa, Balenciaga, Bottega Veneta, Gucci, Loewe, Miu Miu, Prada, Valentino e molti altri.

Fuori da lì, quasi niente. Una cattedrale nel deserto. 

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