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Una noiosa campagna elettorale (con Luigi Caroppo)

Mancano pochi giorni al voto e la sensazione, almeno per ora, è che questa campagna elettorale non sia mai davvero entrata nel vivo. E forse mai entrerà.

Pochi confronti veri, poche discussioni approfondite sui grandi temi della città, molte polemiche veloci e una sensazione diffusa di stanchezza. Anche perché queste elezioni arrivano dopo un anno molto particolare per Prato: il commissariamento del Comune, le inchieste, la crisi politica, e mesi in cui i partiti sono sembrati più concentrati sulle proprie dinamiche interne che sul costruire un dibattito pubblico.

È da qui che parte la quarta puntata di Prato al voto, registrata in maniera un po’ “punk” come sentirete.

Ospite della puntata è Luigi Caroppo, caporedattore della redazione pratese de La Nazione, che negli ultimi mesi racconta e commenta quotidianamente la città.

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Con lui parliamo dei temi che stanno mancando dal confronto pubblico: la casa, la scuola, la sanità, il traffico, il lavoro povero, il ruolo del distretto tessile e la difficoltà crescente di una città che, da sola, sembra non riuscire più a reggere il peso delle proprie contraddizioni.

Si parla anche della percezione di Prato fuori da Prato. Del fatto che, a livello nazionale, la città venga raccontata soprattutto attraverso lo sfruttamento lavorativo, le inchieste sulla criminalità e il lavoro dei Sud Cobas e della Procura. E della difficoltà di trasformare quei problemi in una discussione politica vera dentro la campagna elettorale.

Nella conversazione c’è spazio anche per i candidati, per i programmi, per il tema dei confronti pubblici evitati e per una domanda che attraversa tutta la puntata: cosa serve davvero, oggi, a Prato?

E nel finale c’è anche una piccola anticipazione su quello che farà Buzz Prato tra qualche settimana.

Una canzone che ho ascoltato mentre scrivevo

“D’ä mê riva” di Fabrizio De Andrè. Forse una canzone meno nota: è il pezzo che chiude il disco in genovese antico “Creuza de Ma” realizzato insieme a Mauro Pagani. “Mi perdonerai il magone, ma ti penso contro sole e so bene stai guardando il mare”: una chitarrina quasi invisibile, una canzone minuscola e le parole di un marinaio alla sua amata mentre sta navigando in mezzo alle onde.

Ascolta anche su Spotify (Opens in a new window)

https://www.youtube.com/watch?v=mCSeUgQ-qfE (Opens in a new window)

Topic Politica

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