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Ci meritavamo una classe politica migliore?

Finisce una campagna elettorale (quella del referendum), ne inizia subito un’altra per scegliere chi governerà Prato dopo quasi un anno di commissariamento.

Il salone del consiglio comunale (Foto: Palazzo Pretorio Prato)

Prato tornerà a votare per eleggere il nuovo sindaco, la giunta e il consiglio comunale a maggio 2026. Domenica 24 e lunedì 25, per la precisione.

Ci arriva dopo quella che è probabilmente la più grande crisi politica della sua storia recente: le dimissioni della sindaca Ilaria Bugetti, l’inchiesta giudiziaria che la vede coinvolta e il conseguente commissariamento del Comune, in carica da luglio dello scorso anno.

Sono quelle situazioni che, in teoria, dovrebbero costringere una città e la sua politica a fermarsi, a chiedersi che cosa non ha funzionato e che cosa dovrebbe cambiare. Guardando a come si stanno muovendo i partiti a pochi mesi dalle elezioni, non è così chiaro che stia succedendo.

La sensazione è piuttosto che la politica pratese stia provando soprattutto a gestire l’esistente, più che a ripensarsi davvero. Proviamo allora ad approfittare della fine dell’ennesima campagna elettorale, quella del referendum sulla magistratura, per capire a che punto siamo.

Il centrosinistra

Il comitato elettorale di Matteo Biffoni del 2014 (Foto: Pratosfera)

Nel centrosinistra il nome che circola con maggiore insistenza per la candidatura a sindaco è quello di Matteo Biffoni, che ha già governato Prato per due mandati, dal 2014 al 2024.

Alle ultime elezioni regionali Biffoni ha ottenuto un risultato molto forte in termini di preferenze personali, risultando il candidato più votato in Toscana. Questo lo rende oggi il dirigente politicamente più solido del partito.

Potrebbe fare diverse cose: puntare al Parlamento, aspettare un rimpasto nella giunta regionale di Eugenio Giani, costruirsi un percorso per il futuro della Regione. E invece sembra seriamente intenzionato a tornare a Palazzo comunale.

Con tutte le partite aperte, molte delle quali aperte proprio durante le sue amministrazioni, e con tutte le responsabilità che questo comporta. Dopo dieci anni da sindaco e meno di due anni fuori, è difficile immaginare che possa chiamarsi fuori da quello che è successo e da quello che succederà.

Chi glielo faccia fare, insomma, non è chiarissimo.

Il punto però non è tanto la candidatura in sé, quanto il contesto politico in cui si inserisce.

Negli ultimi mesi il Partito Democratico pratese è stato attraversato da una fase piuttosto turbolenta: le dimissioni del segretario Marco Biagioni, il congresso annunciato e poi rinviato, e infine la scelta di affidare la reggenza della federazione a Christian Di Sanzo, deputato eletto nella circoscrizione estero (Nord e Centro America) che pare essere chiamato a gestire l’ordinaria amministrazione.

In mezzo ci sono state, e ci saranno, le solite dinamiche di potere: equilibri, correnti, ruoli. Questioni che spesso hanno poco a che fare con la città e molto con la gestione interna del partito.

Quello che non c’è stato è una cosa piuttosto semplice: una discussione pubblica su come si è arrivati al commissariamento. Anche se la magistratura dovrà chiarire le responsabilità individuali, resta il fatto che quella crisi è maturata dentro un sistema politico preciso. E quel sistema oggi è ancora lì.

Non si è visto emergere un nuovo gruppo dirigente. Non è mai iniziato un reale percorso di ricambio, semmai la ricerca di un nuovo e fragile equilibrio dopo la rottura di quello precedente.

Le persone che hanno governato la città fino al commissariamento, con poche eccezioni, sono ancora quelle che stanno decidendo il candidato, la futura giunta e gli equilibri interni. Inclusi, inevitabilmente, i dirigenti più forti come Biffoni.

La soluzione che sembra prendere forma è quindi la più semplice: tornare alla figura politicamente più forte che già c’era. Un usato garantito.

Io, per dire, ho comprato una 500L usata garantita un anno. Un affare. Appena finita la garanzia, si è rotta la frizione.

Gli altri nomi che circolano restano, almeno per ora, sullo sfondo.

C’è quello di Cristina Manetti, molto presente nelle ultime settimane in città, sostenuta da Casa Riformista e dal presidente della Regione Eugenio Giani, che ha fatto anche un endorsement piuttosto esplicito. E c’è quello di Diego Blasi, membro della segreteria regionale, vicino all’area Schlein–Furfaro–Fossi, oggi al lavoro nello staff della vicepresidente della Regione, Mia Diop.

E qui c’è un altro punto: non esiste ancora un vero luogo politico in cui questa candidatura venga discussa e costruita. Non si vedono momenti collegiali, non si vede un confronto trasparente con gli alleati (principalmente Avs e Movimento 5 Stelle), non si vede una discussione pubblica sul programma per la città. Si fa un gran parlare, ma per ora non c’è nulla di davvero definito.

E il “campo largo”? Le primarie di coalizione promesse? Il confronto tra i partiti sui temi? Non pervenuti al momento.

Alleanza Verdi e Sinistra ha presentato un programma (Opens in a new window), ma chissà che valore avrà nel momento di tirare le fila.

Alla sinistra di AVS si discute se presentarsi con una lista unica oppure dividersi, ancora una volta, in una serie di piccole liste, un po’ come nella celebre imitazione di Fausto Bertinotti fatta da Corrado Guzzanti.

Il centrodestra

Chiara La Porta (Fratelli d’Italia)

Se il centrosinistra sembra ripiegarsi su una figura del passato recente, il centrodestra dà l’impressione di non aver ancora costruito una vera alternativa. Eppure l’occasione c’era.

Le dimissioni della sindaca e il commissariamento del Comune hanno rappresentato, per l’opposizione, qualcosa che in molti hanno definito un “gol a porta vuota”. Non è chiaro che sia stato sfruttato.

Le iniziative politiche sono state poche, il dibattito pubblico quasi inesistente e anche sulla scelta del candidato sindaco la coalizione appare ancora incerta. C’era stata una cena a Natale che pareva far ben sperare, ma poi nulla di concreto fino ad oggi.

Il nome politicamente più forte è quello della consigliera regionale di Fratelli d’Italia Chiara La Porta, ma non è scontato che voglia giocarsi una sfida locale contro un candidato forte del centrosinistra come Biffoni.

Tra le ipotesi circolate (e sempre più a fuoco secondo molti) c’è quella di Rita Pieri, esponente storica del centrodestra pratese, ex assessora della giunta Cenni. Le candidature “civiche” sono durate poco e adesso se ne parla anche meno. Per la Lega, invece, il nome più visibile al momento è quello di Claudiu Stanasel.

Qui però c’è un punto che merita di essere detto: al netto degli equilibri regionali, nazionali che potrebbero ancora spostare qualcosa (in altre città della Toscana non è stato automatico che si sia candidata una figura del partito più forte, ovvero Fratelli d’Italia) Stanasel è oggi l’unico che si muove davvero come se dovesse fare il candidato sindaco. È l’unico che fa campagna elettorale in modo continuativo, l’unico che occupa lo spazio pubblico con una certa regolarità, l’unico che sembra voler capitalizzare politicamente questo vuoto. Bravo lui, bravo il suo ufficio stampa che lo fa stare ogni giorno più o meno sui giornali.

È più visibile anche del partito stesso: mentre Stanasel è molto attivo sui social, i profili locali della Lega risultano sostanzialmente fermi da quasi un anno.

Questo, almeno sul piano della costruzione di consenso personale, gli dà un vantaggio. Non significa che sarà lui il candidato unitario del centrodestra. Significa però che, se si candiderà, partirà da una posizione più avanzata degli altri nella corsa al consiglio comunale e nella definizione del proprio spazio politico.

Resta il fatto che questa visibilità si accompagna a diverse contraddizioni.
Dalle posizioni più radicali, come la proposta di legge sulla “remigrazione”, senza però partecipare alla manifestazione organizzata in città, alla raccolta firme a favore del poliziotto di Rogoredo, poi risultato colpevole.

Fino ad alcuni episodi più simbolici, come l’incontro (Opens in a new window) con il vescovo accompagnato dal regalo di una maglietta dell’attivista statunitense Charlie Kirk, che aveva definito Papa Francesco “un eretico marxista”. Il tutto dentro una presenza pubblica costante, ma non sempre chiarissima nel ruolo (per esempio come premiante al Festival del Bacchino).

Oltre a questo un utilizzo piuttosto grottesco dell’intelligenza artificiale per le immagini sui suoi social.

Lunedì prossimo, passato il referendum, è convocata l’assemblea di Fratelli d’Italia per sondare il terreno tra gli iscritti e iscritte. In una situazione di questo tipo, il rischio è che il centrodestra finisca per scegliere un candidato più per necessità che per convinzione. Un nome sacrificabile, più che un progetto politico.

E questo, dopo un anno di commissariamento, sarebbe probabilmente il segno più evidente di un’occasione mancata o forse di una poca volontà di voler davvero diventare governo della città.

Gli altri

Poi ci sono gli altri. Almeno quelli che per ora si sono dati da fare.

Jonathan Targetti (Targettopoli), Aldo Milone (ex assessore), Roberto Cenni (ex sindaco), Claudio Belgiorno (ex consigliere comunale). Un sacco di ex.

Sta prendendo forma quello che viene definito un terzo polo civico, sotto l’etichetta “Aria Nuova”: dentro ci sarebbero Targetti, Milone e Giusti dei Radicali, a cui negli ultimi giorni si è avvicinato anche l’avvocato Massimo Taiti, figura molto conosciuta in città.

Taiti lo scorso settembre si fece notare sul fronte elettorale per una proposta provocatoria: creare una lista civica che potesse accogliere anche i massoni (Opens in a new window), in risposta a quella che definiva “massofobia” emersa in città dopo il caso Cocci. “Una lista di massoni, ma anche di altri perseguitati”, aveva detto, accostando il tema ad altre forme di discriminazione come omofobia e antisemitismo.

L’idea è quella di costruire un’alternativa ai partiti tradizionali, in una fase in cui, come dicono gli stessi promotori, la politica sembra più impegnata a rimandare le decisioni che a prenderle.

Resta da capire se e quanto questo spazio riuscirà ad allargarsi ad altre piccole sigle. Il nome che potrebbe spostare qualcosa è quello di Roberto Cenni, ex sindaco, che per ora resta sullo sfondo (probabilmente aspettando la candidatura di Rita Pieri).

Belgiorno, invece, archiviata l’inchiesta che riguardava i rimborsi mentre era consigliere comunale (è sempre aperta, invece, la vicenda che lo vede indagato nel caso Cocci), sembra difficile immaginarselo candidato in coalizione con il centrodestra, dato che la sua strategia comunicativa al momento consiste soprattutto nel dire di essere stato tradito dal “fuoco amico” (Opens in a new window). Ma in politica, in fondo, si può sempre fare pace.

Il problema non è solo chi si candida

Una delle tante immagini generate con l’AI che potete trovare sul profilo di Claudiu Stanasel (Lega)

Il punto però non è soltanto chi vincerà le prossime elezioni. Il punto è con quale classe dirigente. Una classe dirigente non serve soltanto a occupare dei ruoli. Serve a dirigere: interpretare i problemi, stabilire priorità, costruire una direzione.

Ed è qui che la politica pratese sembra oggi più fragile.

Nei prossimi cinque anni Prato dovrà affrontare questioni molto serie. La più evidente è la crisi del tessile, che non sembra più una fase ciclica ma una trasformazione profonda: aziende in difficoltà, cassa integrazione, licenziamenti.

Poi c’è il tema della sicurezza, che negli ultimi anni è diventato uno dei terreni principali del confronto politico. La destra tende ad affrontarlo soprattutto sul piano dell’ordine pubblico. La sinistra fatica a costruire una risposta altrettanto chiara che tenga insieme sicurezza, integrazione e politiche sociali.

Eppure una città come Prato avrebbe bisogno proprio di questo: un approccio più sistemico e meno propagandistico o di narrazione. Perché la sicurezza non è solo polizia. E la crisi del tessile non è solo economia.

Sono problemi complessi, che richiedono una politica capace di pensare a medio termine.

Il punto in cui la politica incontra le persone

C’è poi un altro aspetto, più elementare ma altrettanto importante: il rapporto tra politica e cittadini.

Le elezioni comunali sono il livello istituzionale più vicino alle persone. È il luogo in cui si dovrebbe riconoscere una relazione diretta tra chi governa e chi viene governato. Quando questo rapporto si indebolisce, il problema non è solo politico. È democratico.

Se la politica smette di coinvolgere le persone nei quartieri, nelle associazioni, nei luoghi della vita quotidiana, e si riduce soprattutto alla competizione tra nomi, è inevitabile che la distanza cresca. E quando cresce, succede una cosa piuttosto prevedibile: le persone smettono di votare.

Non è solo disinteresse. È anche una risposta a una politica che fatica a coinvolgere davvero.

Ed è questo forse il punto più serio di tutti: le comunali sono l’ultimo livello in cui la democrazia dovrebbe ancora riuscire a funzionare in modo riconoscibile, diretto, quasi fisico. Se si svuota anche questo livello, il problema non riguarda più soltanto la qualità della classe dirigente. Riguarda la salute democratica della città.

Una domanda che riguarda anche la città

Dire che “ci meritavamo una classe politica migliore” non significa criticare i politici in maniera qualunquista. Significa anche fare una domanda alla città.

La classe dirigente non nasce dal nulla. Nasce dai partiti, dalle associazioni, dai luoghi del confronto pubblico. Riflette inevitabilmente quello che una città è, o almeno quello che riesce a esprimere.

Ma c’è anche un altro pezzo di verità: molte persone da quei luoghi restano fuori. Non per caso, ma per disaffezione, sfiducia, talvolta perfino per disgusto.

E quando una parte ampia della società smette di partecipare, quello che emerge non è più uno specchio fedele della città, ma un’immagine parziale, impoverita, spesso autoreferenziale. Forse è anche questo che si vede oggi a Prato.

Il centrosinistra sembra non riuscire a uscire dal proprio ciclo politico.
Il centrodestra non riesce ancora a dimostrare di essere pronto a governare.

Nel mezzo rimane una città complessa, con problemi veri e trasformazioni profonde davanti. E forse la domanda più interessante, a pochi mesi dalle elezioni, non è soltanto chi sarà il prossimo sindaco.

Ma se Prato è ancora capace di produrre una politica migliore di quella che oggi ha davanti.

L’appuntamento della settimana: Lino Musella al Metastasio

Considero Lino Musella (a teatro, prima ancora che al cinema) uno dei migliori attori italiani. Al Teatro Metastasio arriva uno spettacolo che tiene insieme Shakespeare e il napoletano, senza nostalgia ma con molta libertà. Da venerdì 20 a domenica 22 marzo porta in scena L’ammore nun’ è ammore, 30 sonetti “traditi” e tradotti da Dario Jacobelli: un lavoro che mette al centro la parola, ma anche il suono e il corpo.

È una specie di concerto poetico, accompagnato dalla musica dal vivo di Marco Vidino, in cui l’amore, e tutto quello che ci gira intorno, viene raccontato con una lingua viva, a tratti dolente, a tratti ironica. Sconsigliato se non amate il napoletano o se guardate Gomorra coi sottotitoli in italiano. Consigliatissimo se amate la poesia e non vi interessa se non capite una parola, ma vi fate trasportare dalla musicalità della lingua.

La programmazione dei film al cinema: Terminale (Opens in a new window), Eden (Opens in a new window), Pecci (Opens in a new window), Garibaldi (Opens in a new window).

Una canzone che ho ascoltato mentre preparavo la newsletter

“Giorni Buoni” di Dimartino. Dimartino è uno dei cantautori di questa generazione a cui sono più affezionato. Da prima di ColapesceDimartino, prima di Musica leggerissima. Da quando suonava al Capanno, quando il Capanno non era ancora quello di oggi, e a sentirlo eravamo in pochi.

Sì, è un po’ quella cosa lì “lo ascoltavo quando non lo conosceva nessuno” ma più che altro è che le sue canzoni mi hanno accompagnato per anni e di concerti ne ho visti tanti (un altro indimenticabile sull’Appennino sotto un gigantesco albero una sera d’estate in cui con Fabrizio Cammarata cantavano le canzoni di Chavela Vargas).

Quindi ben venga che oggi lo ascoltino in tanti e tante: stamattina è uscita una nuova canzone che anticipa il prossimo album da solo. Io intanto mi rimetto “Afrodite”, che per me resta uno dei dischi più sottovalutati degli ultimi dieci anni in Italia.

La trovate nella playlist di Buzz Prato su Spotify (Opens in a new window).

https://www.youtube.com/watch?v=zMyuIkrdO6Y (Opens in a new window)

Topic Politica

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