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Funzioneranno i bonus restanza?

La sfida a suon di bonus per evitare la partenza dei giovani del Sud è lanciata. Ha iniziato la Sicilia, con un bonus di 500 euro mensili alle aziende del Nord che assumono un siciliano in smart working, anzi South working. Ha rilanciato la Calabria con un bonus fino a mille euro per gli studenti universitari che si iscrivono negli atenei della regione. In entrambi i casi l’obiettivo dell’incentivo economico è la restanza, ovvero frenare il flusso di partenze dal Sud al Nord. La prova dei fatti dirà quanto gli strumenti messi in campo si riveleranno efficaci, ma di sicuro la caccia ai giovani non sarà una moda passeggera perché la dura contabilità delle nascite rende le ragazze e i ragazzi preziosi quanto mai in passato. Le scelte dei giovani meridionali - partire per il Nord, per l’estero, oppure restare o tornare - sanciranno quali territori avranno una prospettiva e quali saranno destinati a un declino accelerato.

Ma entriamo nel dettaglio delle azioni in campo. La Regione Sicilia (legge 1/2026, articolo 3) aprirà il proprio click-day il 30 giugno alle ore 12. In palio ci sono tremila bonus da 500 euro mensili della durata di cinque anni per imprese dell’Unione europea che hanno assunto o assumeranno a tempo indeterminato un addetto residente in Sicilia e che lavori da casa almeno per l’80% delle giornate contrattuali. La sede ufficiale di lavoro deve essere esterna all’isola, quindi paradossalmente la Regione Sicilia sussidia le imprese esterne al proprio territorio pur di rallentare il calo della popolazione: nel 2025 il saldo migratorio interno (cioè nei confronti delle altre regioni italiane) in Sicilia è stato negativo per 11.390 persone. Il bonus complessivo vale 30mila euro per cinque anni, mentre la copertura a bilancio è di 18 milioni di euro annui, sufficienti appunto per tremila assegni.

La Regione Calabria, che nel 2025 ha avuto un saldo migratorio interno negativo di 6.966 persone, ha varato un Reddito di merito a partire dall’anno accademico 2026-27 per gli studenti che si iscrivono negli atenei della regione (Rende, Catanzaro e Reggio Calabria) e hanno una media misurata semestre per semestre pari almeno a 27. Con la media tra il 27 e 27,99 l’assegno mensile è di 500 euro; con il voto 28-28,99 si sale a 750 euro; dal 29 al 30 scattano 1.000 euro al mese. Secondo le stime della Regione, avrà il beneficio il 7-8% degli studenti pari a 3.000 sui 40mila iscritti nei tre atenei. La copertura, pari per la prima fase a 15 milioni, è stata ricavata dal Poc (Programma operativo complementare) della Calabria.

Entrambe le iniziative puntano a trattenere, per lavoro a distanza nel caso della Sicilia e per studio nel caso della Calabria, tremila persone. In teoria potrebbero persino attrarre persone da fuori, ovvero lavoratori che prendono la residenza in Sicilia per godere del South working o studenti di altre regioni d’Italia che scelgono le università calabresi per beneficiare del Reddito. In ogni caso i numeri non sembrano tali da rappresentare una reale inversione di tendenza. Tuttavia siamo appena all’inizio di un fenomeno che tenderà a diffondersi. E questo non per una semplice emulazione ma perché sono i numeri a certificare la scarsità dei giovani. Certo, gli incentivi monetari rischiano spesso di creare un effetto distorsivo e hanno al Sud il difetto di compensare delle carenze territoriali (per esempio nella qualità della rete di trasporti) che invece andrebbero sanate. Tuttavia quando dal Sud partono ormai i figli unici e, come ha rilevato la Svimez, dopo qualche tempo seguono gli stessi genitori ormai anziani, il contrasto alle migrazioni diventa questione vitale, di sopravvivenza. I 45mila residenti persi dal Mezzogiorno nel 2025 come saldo negativo delle migrazioni interne uniti ai 90mila negativi del saldo naturale come differenza tra decessi e nascite fanno del Sud un luogo in rapida decrescita.

L’allarme dei demografi (Alessandro Rosina ha pubblicato da poco il seggio La scomparsa dei giovani) non è ancora diventato coscienza collettiva perché il 2026 è un anno relativamente fortunato: a compiere diciotto anni sono i ragazzi del 2008, ovvero i figli dell’ultima coda di nascite da genitori boomer. In Italia infatti la generazione più numerosa è quella nata nel 1964, forte di 1.035.000 unità, uscita di scena dal punto di vista riproduttivo intorno al 2008. In quell’anno vennero al mondo in Italia 577mila bambini, quasi 13mila in più rispetto al 2007. Da allora, però, si è registrata una sfilza senza precedenti storici, con diciassette segni negativi consecutivi, finché il 2025 ha visto appena 355mila culle: 222mila in meno. Quindi noi abbiamo la certezza in Italia di avere ogni anno dal 2027 in poi un numero di diciottenni in calo, mentre parallelamente aumenterà il numero di persone che lascerà il lavoro con uno squilibrio di centinaia di migliaia di persone all’anno, ogni volta peggiore fino al 2042.

In tale situazione, la caccia per attrarre giovani sarà inevitabile e quanto è stato messo in campo in Sicilia e in Calabria è soltanto l’inizio. Come sistema Italia, faremmo bene ad attrarre ragazzi dal mondo nelle nostre università; tuttavia ci sono scarsi segnali in tale direzione mentre è in atto il tentativo di consolidare i flussi migratori interni in direzione da Sud verso il Nord. Le borse di studio universitarie sono più generose e tempestive se ci si iscrive in atenei del Nord. Nel 2025 e ancora nel 2026 è attivo un bonus alloggio di 5.000 euro per chi per lavoro trasferisce la residenza di almeno cento chilometri. Con la revisione dei fondi europei, è in costruzione un pacchetto casa che negli obiettivi del sistema imprenditoriale dovrebbe agevolare il trasferimento di persone nei luoghi dove il sistema produttivo è più forte, quindi al Nord. Inoltre l’autonomia differenziata richiesta da Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria ha tra gli obiettivi quello di creare condizioni di maggior favore dal punto di vista salariale e della previdenza complementare per chi lavora o si trasferisce in quei territori.

Insomma: quel che stiamo vedendo nel primo scorcio del 2026 anticipa fenomeni che cresceranno a valanga.

Marco Esposito (20 aprile 2026)

Argomento Politica