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Mappa Concettuale - La SPAGNA da FRANCO alla DEMOCRAZIA

Durante la Guerra Fredda la Spagna rappresenta un’anomalia nel panorama europeo: un paese governato da una dittatura autoritaria sopravvissuta alla Seconda Guerra Mondiale e rimasto neutrale sia nel 1914 che nel 1939

Dopo la vittoria nella Guerra Civile, Franco instaura un regime fondato su autoritarismo, cattolicesimo conservatore e nazionalismo centralista. La Spagna rimane fuori dal secondo conflitto mondiale, ma il sostegno a Hitler e Mussolini la condanna all’isolamento internazionale. Niente Piano Marshall, niente ingresso nelle Nazioni Unite: il paese diventa una sorta di “zona grigia” dell’Europa del dopoguerra. Con l’inizio della Guerra Fredda, però, gli Stati Uniti vedono in Franco un prezioso alleato anticomunista. Nel 1953 Madrid ottiene accordi militari con Washington e nel 1955 entra nell’ONU.

Gli anni ’60 portano un cambiamento ancora più profondo: il desarrollismo, guidato dai tecnocrati dell’Opus Dei, trasforma l’economia spagnola con turismo, investimenti stranieri e nuova industrializzazione. Ma accanto al boom economico rimangono censura, povertà, repressione politica e tensioni separatiste. Un punto chiave arriva nel 1969, quando Franco designa come successore Juan Carlos di Borbone, educato secondo i valori del regime.

Tuttavia, alla morte del dittatore nel 1975, il nuovo re sorprende il mondo: avvia subito la transizione democratica, affida il governo ad Adolfo Suárez, legalizza i partiti e promuove la Costituzione del 1978. La giovane democrazia resiste persino al golpe di Tejero del 1981, grazie al fermo intervento televisivo del re. Nel giro di pochi anni la Spagna entra nella NATO e nella CEE, tornando protagonista della politica europea.

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