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C’è uno studio di registrazione sopra un circolo

A Borgonuovo, un gruppo di ventenni ha preso in affitto alcuni spazi del circolo Arci e li ha trasformati in uno studio di registrazione. Un posto sistemato, pagato e gestito da loro, nato da una domanda piuttosto semplice: dove si può stare insieme per fare musica?

Ciao! Mi chiamo Lorenzo Tempestini, faccio il giornalista a Prato da un po’ di anni e questo che stai leggendo è un articolo della newsletter di Buzz Prato, un progetto editoriale che cerca di fare un racconto “nuovo” della città. Se sei arrivata/o qui per caso, puoi iscriverti alla newsletter e non perderti i prossimi articoli.

Buona lettura

Per arrivare allo studio bisogna salire al piano di sopra del circolo Arci Borgonuovo. Sotto ci sono il bancone, i tavoli con i signori che giocano a carte, il viavai della casa del popolo; in queste sale è stata girata una delle scene più iconiche del cinema di Francesco Nuti in “Madonna che silenzio c’è stasera”. È appesa anche una foto di Nuti accanto al televisore che manda il Giro d’Italia.

Sopra, in alcune stanze rimaste vuote dopo aver ospitato negli anni alloggi, attività del gruppo ciclistico e un doposcuola, adesso ci sono computer, schede audio, microfoni, batteria, chitarre, tastiere e una cabina per registrare.

«Siamo nella sede dell’SP Unlimited Recordz (S'ouvre dans une nouvelle fenêtre), sopra il circolo di Borgonuovo», dice Lorenzo Dainotto, in arte KNG, 22 anni. Poi precisa: «Non siamo un’etichetta. Se devo definirci, siamo un movimento. Siamo ragazzi che vogliono qualcosa».

Insieme a lui c’è Fabrizio, in arte Socho, anche lui 22 anni, che si occupa soprattutto di produzioni. Nel gruppo più stretto sono sette: c’è chi scrive e canta, chi fa beat, chi registra e mixa, chi lavora sui video e sugli eventi. Intorno c’è una comunità più larga, quella che negli ultimi anni si è formata anche attorno al Muretto di Prato (S'ouvre dans une nouvelle fenêtre) e alle serate rap organizzate in città.

Prima c’era un garage

Lo studio non nasce da un bando o da un finanziamento. Nasce da un garage.

Lorenzo racconta di aver studiato batteria alla Scuola di Musica Verdi e di aver poi cominciato a fare musica con altri ragazzi conosciuti crescendo nella zona di San Paolo. «Ci siamo ritrovati in un garage, anche abbastanza brutto. L’abbiamo pittato e l’abbiamo riempito di roba. Piano piano abbiamo comprato sempre di più, finché non ci entravamo più».

A quel punto è arrivato l’incontro con Andrea Landi, presidente del circolo Arci di Borgonuovo. I ragazzi frequentavano già il circolo; qualche birretta, sigarette in compagnia, serate nello spazio all’aperto che il circolo ha all’interno. Landi sapeva che facevano musica, ma non esattamente in che modo. «Parlando con Lorenzo un giorno mi disse che facevano tutto questo in garage, a casa sua. Io dissi: “Come in garage? Abbiamo uno spazio vuoto, vediamo se si riesce ad andar su”».

Gli spazi c’erano, ma andavano sistemati. «L’abbiamo rimesso a posto, abbiamo ristrutturato praticamente l’intero piano», dice Socho. I ragazzi hanno un contratto regolare con il circolo e pagano un affitto. Il presidente del circolo Landi ci tiene a dirlo: «Hanno investito tanti soldi. Non è più un giochino, un divertimento».

È il particolare che distingue questa storia da molti racconti un po’ zuccherosi sui giovani e la partecipazione. Nessuno ha regalato loro uno spazio per tenerli occupati. Avevano un’urgenza, hanno trovato una possibilità, l’hanno pagata e se ne sono assunti la responsabilità.

Uno studio aperto agli altri

Durante l’open studio di fine maggio a cui ho partecipato, ragazzi arrivati da Prato, Firenze e Pistoia hanno potuto usare gratuitamente gli ambienti e conoscere il progetto. Lo studio mette a disposizione postazioni per produrre, una cabina per registrare, servizi di mix e master, strumenti e lezioni. Ma quando Lorenzo e Socho ne parlano, tornano sempre su una cosa: non vogliono che sia soltanto il posto in cui lavorano loro.

«Come noi abbiamo avuto un’esigenza e abbiamo creato questo posto, la nostra priorità è metterlo a disposizione di chiunque abbia la stessa esigenza», dice Lorenzo. «Creare un punto di riferimento, perché non è facile».

La differenza, per loro, non sta soltanto nella strumentazione. «Ci sono posti dove magari vai da solo e non c’è qualcuno a cui interessa davvero il tuo prodotto finale. Qui siamo sette ragazzi a cui interessa praticamente solo quello: suonare bene, divertirci insieme, dare un riferimento».

Nello studio passano anche persone che lavorano sull’immagine degli artisti. Sebastiano, in arte Frank Lucas, fa il videomaker e il fotografo e segue musicisti in diverse città toscane. Dice che a Prato, negli ultimi mesi, sta vedendo più continuità: «Molte persone stanno iniziando ad affrontare un percorso musicale in maniera un po’ più seria. Vedo un impegno importante.

Per un ragazzo che comincia, avere un luogo così significa poter trovare, nello stesso giro di persone, chi produce una base, chi registra una voce, chi gira un video, chi fotografa una serata. Non una filiera professionale già compiuta, ma un contesto in cui imparare e lavorare insieme.

«A Prato non fanno veramente un cazzo»

Quando si chiede che città sia Prato per chi ha vent’anni e vuole fare musica, la discussione parte con cautela. Socho dice che è una città piena di persone diverse, con storie e possibilità. Lorenzo lo ascolta, poi entra a gamba tesa: «Le persone ci stanno, però a Prato non fanno veramente un cazzo».

La sua accusa non riguarda l’assenza di ragazzi interessanti. Anzi: «Ci sono tante persone che sono forti, hanno idee forti, soprattutto tra i giovani». Il problema, dice, è che per far nascere qualcosa bisogna arrangiarsi: «Se Giovane Veltro non si rompe il culo due o tre anni e non fa quella situazione che c’è al Muretto di Prato, se noi non facciamo gli eventi, per la nostra gente non c’è praticamente niente».

Nel suo discorso entrano anche gli spazi pubblici, da Prisma Lab a Officina Giovani, che percepisce come difficili da raggiungere per chi vuole organizzare attività in autonomia. È una critica pronunciata con la frustrazione di chi ha già investito energie e soldi in un’alternativa propria: «Puoi sperare che ti notino se stai anni a impazzire come abbiamo fatto noi. Però non è così che deve funzionare».

Giovane Veltro, uno dei principali rapper della scena, allarga il ragionamento. «Il talento c’è, secondo me la volontà c’è, però manca la struttura dietro, qualcosa che ti possa appoggiare, che ti dia la possibilità di dimostrare quello che uno potrebbe avere da dare». Secondo lui, il passaggio successivo non è aspettare che qualcuno costruisca la scena al posto loro: «Questa cosa succederà comunque. La domanda è: ci date una mano a farla crescere?».

Il punto ritorna più volte: non chiedono che il lavoro venga sostituito da un sostegno esterno. Rivendicano che il lavoro esiste già. Le serate, le registrazioni, le grafiche, gli incontri al Muretto, lo studio sopra il circolo: tutto è nato prima di qualsiasi riconoscimento.

«I giovani siamo noi adesso», dice Veltro. «La roba per i giovani la facciamo noi, perché siamo noi i giovani».

Il circolo, senza nostalgia e un posto che prima non c’era

Per il presidente del circolo Andrea Landi ospitare questi ragazzi non è una scelta ornamentale, ma una questione molto concreta per il futuro dei circoli. «Se non ci saranno giovani, i circoli sono destinati ad avere grosse problematiche. E ce l’hanno già tanti di noi».

Il rapporto non viene raccontato come perfetto. I ragazzi hanno tempi e modi diversi da quelli del circolo; a volte discutono sull’organizzazione delle serate, sulla gestione degli spazi, sulle comunicazioni da fare prima. «Ovviamente ogni tanto ci si scontra, perché siamo generazioni diverse», dice Landi. «Però le incomprensioni le abbiamo limate».

Il patto è semplice: loro pagano le stanze, le gestiscono, organizzano eventi; il circolo offre un luogo reale, accessibile, dentro un quartiere e non lontano dalle vite che già fanno. «Io non ho nessun problema a dargli gli spazi», dice Landi. «Vedo se li sanno gestire. Loro sanno che, se non fanno in una certa maniera, non lo ripigliano».

Poi, dopo aver ricordato di avere settant’anni e di voler prima o poi dedicare più tempo ai nipoti, aggiunge: «Il futuro son loro. Abbiamo fatto una scommessa, secondo me non è vincente: di più. Sono la linfa del circolo».

Il nuovo studio di Borgonuovo non risolve il problema degli spazi per i giovani a Prato e non garantisce a nessuno una carriera nella musica. I ragazzi che lo gestiscono non lo presentano così. Parlano di affitto, attrezzature da pagare, serate da concordare, ore di lavoro e tentativi.

Ma fino a poco tempo fa registravano in un garage. Ora hanno alcune stanze sopra un circolo, una cabina per le voci, persone che vengono a provare, eventi da organizzare e un luogo in cui far arrivare qualcun altro.

Una parte della scena rap pratese esisteva già, ma era facile non vederla. Adesso ha un piano di scale da salire, una porta da aprire e qualcuno che, quando entri con un’idea per un pezzo, ti dice di provare a farla. E al circolo di Borgonuovo nessuno potrà più dire “madonna che silenzio c’è stasera”.

Iniziano gli incontri della Bocciofila di Buzz Prato dal vivo

Lo avevamo anticipato durante la maratona elettorale: mercoledì 3 giugno al Gradisca in Via Settesoldi comincia La Bocciofila di Buzz Prato Dal Vivo, la versione in presenza del nostro podcast, con incontri e discussioni ogni mercoledì di giugno.

La prima serata, nata da una proposta di Roberto Pecorale, docente di lingua e letteratura cinese, sarà dedicata a come Prato racconta la sua comunità cinese, tra identità che cambiano, stereotipi e storie che spesso rimangono fuori dal racconto pubblico.

L’incontro si intitola Ho sognato Chinatown. Identità in divenire, tra visioni, memoria e immaginazione: alle 19 Valentina Pedone presenterà Addio mia Cinciuè, antologia di scritti sinoitaliani; dopo l’aperitivo, alle 21, proietteremo 意中人 Yizhongren, film del regista e attivista Zheng Ningyuan, nato dai ricordi e dalle esperienze di persone sinoitaliane incontrate durante una passeggiata urbana a Prato. Seguirà un dibattito con il regista e l’interprete Felicia Jin.

L’aperitivo a buffet costa 12 euro, bevuta inclusa; prenotazioni entro martedì 2 giugno su WhatsApp al 351 914 7098.

Che grande Maratona! Grazie a tutte e tutti!

Lunedì pomeriggio Buzz Prato ha fatto una cosa importante: quasi sette ore dedicate alle elezioni comunali di Prato, organizzata con i mezzi che abbiamo e con un po’ di inevitabile improvvisazione.

L’hanno vista più di 4 mila persone.

È un numero molto bello, naturalmente.
È un numero che (mi/ci) dice qualcosa.

Dice che si può provare a fare informazione cittadina in modi e con linguaggi diversi: con una newsletter, un podcast, un canale WhatsApp, una lunga diretta in cui si seguono i risultati, si fanno domande e si prova a mettere insieme i pezzi, ma anche a cazzeggiare con tanti amici e amiche.

Buzz Prato, in fondo, è questo tentativo qui: costruire un’informazione locale che non parli soltanto alle persone, ma che cresca insieme alle persone che la seguono.

La maratona di ieri non sarebbe stata possibile senza chi mi ha aiutato a organizzarla (i ragazzi del Gradisca, Clara, Edoardo, Martina, Federico, Gloria, Caterina, Andrea, Camilla, Giulia), senza le persone che sono passate a commentare e senza chi l’ha seguita, dal vivo e online, anche soltanto per un pezzo. Grazie davvero.

Una canzone che ho ascoltato mentre scrivevo

Raul Seixas, “Sociedade Alternativa”. Prima di andare in onda, mentre mettevo in ordine le poche cose appuntate sul quaderno, ho indossato le cuffie per isolarmi un po’. È partita questa canzone: un inno allegro e sovversivo alla possibilità di vivere fuori da un sistema oppressivo. Per Raul Seixas, “Sociedade Alternativa” non fu soltanto un brano, ma l’idea di un’altra forma di stare al mondo.

https://www.youtube.com/watch?v=CfgYcLBP9lI (S'ouvre dans une nouvelle fenêtre)

Sujet Società

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