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180. Qualcosa per me

Una volta, nel mese di maggio del 2026, dovevo fare una cosa a Correggio con Alessandro Milan, il giornalista e conduttore radiofonico che, su Radio24, ha un programma che si chiama Uno nessuno e 100Milan e ogni tanto mi invita.

Allora, io abito a Bologna, sono andato in stazione a Bologna in bici, ho preso un treno, sono arrivato a Reggio Emilia in treno, mi è venuto a prendere in stazione Mirco, dell’Arci di Reggio, siamo andati in macchina a Correggio ci siam messi a un incrocio a aspettare Alessandro Milan che doveva arrivare in macchina e, dopo 10 minuti, è arrivato.

L’incontro era dopo cena, ci siamo messi fuori in un ristorante dietro la Rocca di Correggio a mangiare, e Milan mi ha chiesto cosa stavo facendo io gli ho detto che stavo scrivendo un libro che si intitolava Ma guarda: sono un coglione, e lui mi ha detto «Ho qualcosa per te».

E mi ha detto che quella mattina lui non era sicuro che riusciva a venire a Correggio perché il giorno prima era andato dal suo medico, a Milano e, uscito dal medico, non c’era più la sua macchina gliel’avevan rubata.

Allora, era una macchina aziendale, ha telefonato all’agenzia che fornisce le macchine a Radio 24 gli ha detto che gli avevan rubato la macchina e il giorno dopo aveva bisogno di un’altra macchina per venire a Correggio, poi, in taxi, è andato dai carabinieri a far la denuncia.

Dopo il mattino dopo, cioè quel giorno lì che eravamo a Correggio, Milan è andato a prendere la macchina nuova dall’agenzia delle macchine, una Fiat Panda, nel tornare indietro è passato vicino alla casa del suo medico e ha visto la propria macchina.

L’aveva parcheggiata lui in una strada diversa da quella che si ricordava.

Allora è tornato a casa sua con la Panda, ha parcheggiato la Panda, ha preso la metropolitana per andare a riprendere la sua macchina, ha preso la sua macchina è venuto a Correggio con la sua macchina.

E intanto che veniva si è reso conto che lui viaggiava con una macchina rubata.

«Ascolta», gli ho detto «ma tu, sulla macchina, hai il telepass?».

«Sì».

«Allora secondo me son suonati diversi allarmi magari ti arrestano a tornare indietro».

«Anche secondo me», ha detto Mirco.

Dopo abbiamo fatto l’incontro, alla fine abbiamo accompagnato Milan alla sua macchina e io, nel salutarlo, gli ho detto «Scrivi, quando arrivi», poi Mirco mi ha portato in stazione, ho preso il mio treno, son tornato a Bologna, ho preso la mia bicicletta, son tornato a casa come sono entrato in casa mi è arrivato un messaggio di Milan che diceva «A casa. E libero!».

L’ho girato a Mirco che, dopo un po’ mi ha scritto «Se ci penso bene, in questa faccenda chi ne esce male sono i carabinieri ai quali può sfuggire una macchina rubata come se nulla fosse».

State bene.

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