Tra accuse di verticismi, malumori diffusi, raccolte firme e un congresso ancora sospeso, il PD pratese prova a capire come andare verso le amministrative.

Da settimane nel Partito Democratico di Prato si discute quasi esclusivamente di una questione: se convocare o meno il congresso provinciale. La tensione è cresciuta al punto che, ieri sera, un’area trasversale del partito (che comprende varie correnti, tra cui anche parte di quella rappresentata dalla segreteria Schlein) si è riunita al circolo Arci di Borgonuovo per chiedere esplicitamente di avviare il percorso congressuale previsto dallo statuto.
È un appuntamento che arriva dopo settimane particolarmente turbolenti, tra raccolte firme (Opens in a new window) da una parte e dall’altra, e che si è svolto in un contesto ulteriormente complicato da rinvii, prese di posizione, promesse mancate, dimissioni di alcuni membri della segreteria e nuovi segnali di malessere nella base democratica.
Un incontro rimandato, dopo una direzione molto tesa
La riunione di Borgonuovo era stata inizialmente fissata per fine novembre, ma era stata rinviata a causa dell’allerta meteo.
Si è tenuta ieri sera, a pochi giorni da una delle direzioni provinciali più tese (Opens in a new window) degli ultimi anni: una riunione in cui una parte del partito ha chiesto un’altra volta, dopo una lettera inviata dalla direzione provinciale e votata all’unanimità di un mese fa, al segretario regionale Emiliano Fossi una risposta rapida sulla convocazione del congresso, opponendosi all’idea di fare “un percorso partecipativo sperimentale” proposto dalla segreteria regionale. Fossi aveva promesso chiarimenti in tempi rapidi, ma dopo dieci giorni non è ancora arrivata nessuna comunicazione.
A questo si è aggiunta una direzione regionale particolarmente problematica e non conclusa, in cui sono emerse critiche diffuse da vari territori della Toscana, a conferma di un malessere più ampio. In quella sede il presidente della Regione Eugenio Giani si era detto pronto a farsi garante dei territori poco rappresentati regionalmente: “un Giani ecumenico”, commentano alcuni.
Infine, nelle stesse ore dell’incontro, è arrivata un’altra notizia significativa: le dimissioni di Giovanni Morganti (Opens in a new window), ex sindaco di Vernio e membro della segreteria provinciale, che ha parlato apertamente di “uno stallo politico” e di una segreteria “svuotata di ogni reale potere”.
Le criticità interne e la convocazione di una nuova assemblea
Morganti, nella sua lettera di dimissioni, ha accusato la segreteria di aver accettato troppo facilmente il “no tecnico” del livello regionale alla richiesta di congresso:
“Il congresso è un atto politico, non una pratica burocratica”, ha scritto, criticando un modello decisionale che a suo giudizio si è ristretto a poche persone e definendo la situazione attuale come “una fase di delegittimazione profonda”.
Mentre la notizia rimbalzava tra iscritti e amministratori, la segreteria provinciale ha reso nota ieri pomeriggio (giovedì) la convocazione di un’assemblea aperta per sabato 13 dicembre, al circolo ARCI di Paperino.
La decisione arriva dopo due lettere che, complessivamente, hanno raccolto quasi 700 firme: circa 250 per chiedere un congresso anticipato, oltre 400 per rilanciare il percorso partecipativo Ri-Generazione.
Il segretario Marco Biagioni ha parlato di un momento “importante per ascoltare chi si è mobilitato” e riconoscere “una forte esigenza di partecipare”.
A Borgonuovo la richiesta è stata chiara: avviare il congresso
Se l’assemblea di Paperino potrà essere un primo spazio ufficiale di confronto, l’incontro di Borgonuovo ha rappresentato invece una presa di posizione netta da parte di un’area trasversale del partito: amministratori, ex dirigenti, iscritti e figure istituzionali che negli ultimi vent’anni hanno segnato la vita in tutta la provincia del PD pratese.
“Il congresso è un atto ordinario, non un’emergenza”
Lorenzo Leo, responsabile organizzazione del Pd provinciale, ha ricordato che la direzione provinciale aveva votato all’unanimità, appena un mese fa, per chiedere il congresso. Per lui la questione è semplice: “Se ci riconosciamo in ciò che abbiamo votato, dobbiamo essere conseguenti.”
Leo ha insistito sul fatto che il congresso non sia una scelta straordinaria ma “una normale pratica democratica”, necessaria per aggiornare idee e gruppi dirigenti dopo quattro anni in cui “sono cambiati scenari ed equilibri”, anche alla luce della scadenza del mandato del segretario a metà dicembre.
Ha criticato il percorso alternativo proposto dalla segreteria, definito “partecipativo” ma, a suo giudizio, privo di reale pluralismo: “Quando allenatore, centravanti e arbitro sono la stessa persona, quella non è democrazia.”
Leo ha presentato anche una richiesta formale e molto precisa: convocare l’assemblea territoriale e avviare il procedimento congressuale previsto dallo statuto regionale.
“La comunità si è rotta e dobbiamo dirlo”
Il presidente dell’assemblea provinciale e segretario del Pd di Montemurlo, Alberto Vignoli, ha offerto un intervento di prospettiva politica, insistendo soprattutto sulla perdita di coesione interna.
Secondo lui, ciò che sta accadendo nel PD pratese “non nasce a giugno con le dimissioni di Ilaria Bugetti”, ma ha radici precedenti:
“Fin dalla scelta del candidato dell’anno scorso si è capito che non eravamo più in grado di trovare un accordo vero. E quello che è successo a giugno è stato solo l’atto finale di un percorso in cui la città ha smesso di capirci.”
Per Vignoli, è impossibile pensare di arrivare alle amministrative del 2026 ignorando questi segnali: “la comunità del centrosinistra ha vissuto momenti straordinari e ha bisogno di risposte straordinarie. Non possiamo presentarci alle elezioni come se niente fosse successo.”
Ha ricordato come, negli ultimi dieci anni, la forza del PD pratese sia stata la capacità di tenere insieme sensibilità diverse: “abbiamo vinto tutte le sfide perché c’era un equilibrio, un metodo, una comunità che sapeva discutere e poi trovare una sintesi. Questo ingranaggio si è rotto. E il congresso serve a rimetterlo in moto, è lo strumento fondamentale che ci distingue dalle destre. Un partito serio si confronta, apre porte e finestre. Senza un congresso rischiamo di arrivare al 2026 senza credibilità.”
Ha infine assunto un impegno preciso: “Se questa sera si raccoglieranno le firme per convocare l’Assemblea che porterà al congresso, io farò la mia parte e la convocherò nei termini previsti.”
“Siamo diventati un partito padronale”
Molto più severo è stato l’intervento di Alessandro Gramigni, ex sindaco di Vaiano, che ha criticato sia la segreteria provinciale che quella regionale.
Per Gramigni, il PD ha smarrito completamente gli impegni assunti nei congressi precedenti, a partire dal rilancio del ruolo dei circoli e degli organismi eletti.
Ha ricordato che l’assemblea regionale è stata convocata “una sola volta in tre anni”, e che molte decisioni importanti, dalle candidature alle liste, sono state prese in spazi sempre più ristretti: “È una gestione verticistica, centralistica, padronale. Siamo di fronte a un vero dramma democratico”. Secondo lui il congresso non è più una possibilità ma “l’unica strada per ristabilire regole, collegialità e trasparenza”.
Biffoni: “Per la prima volta non mi riconosco più nella mia comunità politica”

L’intervento più importante della serata è stato quello di Matteo Biffoni, ex sindaco di Prato e recordman di preferenze alle regionali. Biffoni ha parlato della propria lunga militanza nel PD e della sensazione, nuova e per lui dolorosa, di non riconoscersi più nella comunità politica in cui è cresciuto.
“Ho sempre saputo dove mi trovavo, anche quando uscivo da una stanza con le vene del collo gonfie per le discussioni. Eravamo una comunità. Ci guardavamo negli occhi, ci assumevamo responsabilità, anche quando sbagliavamo.”
Oggi, invece: “Per la prima volta in tanti anni non so più se sono dentro o fuori da questa comunità. Non capisco più la traiettoria politica, né la logica delle scelte. Ed è devastante per chi ha sempre considerato il PD casa propria.”
Ha definito “imbarazzante verso la città” la reazione del partito al commissariamento del Comune: “Diciotto giorni per convocare una direzione su una cosa così grave come le dimissioni di una sindaca. Diciotto. E quando siamo arrivati a discuterne, la relazione era già sui giornali.”
Biffoni ha poi raccontato la fatica della campagna elettorale regionale: “Molte volte mi sono sentito più tollerato che ascoltato. E questo, per uno che crede nel PD come casa, pesa.”
E ha lanciato un avvertimento politico molto chiaro: “Se non ci diciamo le cose adesso, ce le diremo in campagna elettorale. E ci faremo male da soli, come è già successo.”
Ha concluso così: “Pensare che rischiamo di compromettere tutto per mancanza di chiarezza politica mi fa male. Serve un congresso. Serve un confronto vero. E serve adesso.”
Perché la riunione di Borgonuovo conta davvero
L’incontro non ha prodotto una mozione né una candidatura, ma ha mostrato una cosa piuttosto evidente: la richiesta di congresso non è più confinata a una corrente o a una frangia minoritaria del PD pratese. Proviene da figure che, negli ultimi vent’anni, hanno rappresentato parti decisive della comunità democratica provinciale.
Le questioni emerse come la perdita di collegialità, il rapporto con la città, la necessità di una guida legittimata, indicano che la discussione sul congresso non si esaurirà presto.
Sabato, all’assemblea di Paperino, si capirà se il partito sceglierà di aprire il congresso o di procedere diversamente. A seconda di come andrà è probabile che il conflitto interno diventi ancora più evidente nelle prossime settimane e tra le opzioni, se la spaccatura andrà confermandosi, c’è anche quella del commissariamento del partito.
E non importa dire quanto questa ultima ipotesi non farà bene a nessuna delle parti che oggi vanno scontrandosi in vista delle prossime amministrative.
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L’agenda
Cosa non perdere a Prato questa settimana, secondo me.

Sabato a Vaiano inaugura la mostra “Semi di Pace” (Opens in a new window) che mette in dialogo le bandiere pacifiste realizzate dai bambini e bambine pratesi con i disegni di quelli di Gaza, per unire speranza e testimonianza. L’esposizione è visitabile fino al 7 gennaio.
Sabato 13, domenica 14 e il 20 e 21 a Palazzo Pretorio la prima parte di una trilogia multimediale teatrale intitolata “Storia di Prato” (Opens in a new window), dedicata al Rinascimento e ai pittori Filippo e Filippino Lippi. L’evento, pensato per famiglie, usa danza e interazione per far vivere il pubblico dentro gli affreschi e le opere originali del museo.
Martedì 16 dicembre alle ore 21 al Teatro Politeama c’è l’ultimo appuntamento de La Farmacia delle Parole di Teatro Metropopolare. Ospite Lorenzo Gasparrini (Opens in a new window), divulgatore e formatore, autore di diversi saggi che affrontano i temi delle questioni di genere e delle nuove maschilità in ottica femminista.
Venerdì 19 dicembre c’è Giovane Veltro e Roen (vi ricordate la sigla del podcast Maledetti Toscani (Opens in a new window)?) in concerto al Capanno 17.
Domenica 21 al centro Pecci c’è un nuovo appuntamento della seconda edizione del Centro Pecci Piano Festival (Opens in a new window).
I matti della città di Prato
Siamo tutti e tutte un po’ matti in questa città. Eccone i tre scelti a caso da il Repertorio dei matti della città di Prato (Marcos y Marcos): un libretto, nato da un laboratorio con Paolo Nori. Storielle brevi di persone pratesi eccentriche. Per fare un sorriso.
Liccio, senza lavoro e dimora, all’inizio degli anni Trenta durante i lavori della Direttissima (la linea ferroviaria Firenze-Bologna), a chi gli domandava perché non vi cercasse lavoro rispondeva: “Ma io in treno non ci vado”
Uno era un bassista che nel 1995 decise di fondare il suo gruppo, declamando a gran voce il suo personale piano quinquennale: “Se entro cinque anni non mi sarò fatto Monica Bellucci, scioglierò la band!” Nel Duemila il gruppo si sciolse.
Questa qui tutte le volte che squillava il telefono fisso e era lontana correva gridando: aspetta, aspetta.
Una canzone che ho ascoltato mentre scrivevo questa newsletter
“Vocalize my Luv” di Florence Adooni. Un disco scoperto per caso, uscito qualche mese fa, che questa settimana mi ha folgorato. Adooni viene considerata la “Regina del Frafra Gospel” (un genere tipico nel nord del Ghana): una fusione esplosiva tra ritmi tradizionali e funk-psichedelico. Per chi cerca ottima musica africana contemporanea.
Lo trovate nella playlist di Buzz Prato su Spotify (Opens in a new window).
https://www.youtube.com/watch?v=cKwraqO6MXk (Opens in a new window)