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2026: frena la fuga dal Sud

Il trend demografico del 2026 inizia a prendere la sua forma, con diverse conferme e qualche novità. L’Istat ha pubblicato i dati aggiornati al 31 marzo per cui è completo il quadro del primo trimestre del 2026. Le nascite come previsto sono in ulteriore calo. I decessi hanno registrato una lieve flessione a conferma di una speranza di vita che tende a crescere. Gli arrivi di stranieri continuano a essere fortemente sbilanciati verso la componente maschile, come accade ormai dal 2023. La novità di maggior rilievo è la frenata delle migrazioni interne dal Mezzogiorno verso il Centro-Nord: un fattore decisivo per gli equilibri demografici nei territori e che l’Istat nelle sue previsioni considera costante per definizione, condannando così il Sud, e le aree interne in particolare, a uno spopolamento irreversibile.

L’Istat è talmente convinta del suo metodo che quando nel 2020 le migrazioni interne per effetto del Covid sono state più basse del solito, ha semplicemente espunto quel dato dalla media mobile quinquennale per non sporcare la sua formula con un valore considerato anomalo. Nel 2020 il Mezzogiorno aveva perso (come saldo delle migrazioni interne) 48.866 persone a fronte delle 71.141 dell’anno predendente. Una conseguenza del lockdown, secondo l’istituto di statistica. E in effetti a pandemia superata, nel 2022, il saldo migratorio negativo era cresciuto e il Mezzogiorno aveva perso per le migrazioni interne 66.859 residenti, un valore poco sotto il 2019, in sostanza confermato nel 2023 con un saldo negativo di 64.208. Poi però, a dispetto delle previsioni deterministiche dell’Istat, qualcosa è successo. Nel 2024 infatti il saldo negativo del Mezzogiorno rispetto al Centro-Nord si è ridotto a 51.038 e nel 2025 è sceso sotto l’anno anomalo del 2020: 45.312, con una flessione di undici punti percentuali rispetto al 2024. E il 2026? Il primo trimestre ha fatto registrare un saldo migratorio negativo di 12.278 persone, in calo di quindici punti percentuali rispetto alle 14.520 del primo trimestre del 2025. La frenata, quindi, diventa ancor più repentina. Se il trend dovesse essere confermato, il 2026 si chiuderà con un saldo migratorio interno del Mezzogiorno di 38.500 persone ovvero oltre diecimila in meno rispetto al 2020 e circa la metà del 2019.

Come si spiega la rapida frenata della fuga dal Sud? I fattori in campo sono diversi. La contrazione della popolazione, pur evidente, non è in misura tale da giustificare una flessione così brusca. C’è dell’altro. Il Mezzogiorno si è rimesso in movimento, con una crescita del Pil superiore alla media nazionale grazie anche all’effetto del PNRR e con il settore pubblico che ha ripreso ad assumere dopo quindici anni di blocco del turnover. In una situazione di scarsità dei giovani, questo ha portato un oggettivo incremento di opportunità. La conseguenza, se il trend si consoliderà, è che il Nord deve imparare a vivere senza il generoso sussidio del Sud, stimato dal CNEL in 148 miliardi di euro per il periodo 2011-2024, quindi di oltre 10 miliardi all’anno. È prevedibile però che il Nord non rinuncerà senza combattere ai generosi flussi dall’Italia Mediterranea e spingerà con crescente vigore e rabbia per ottenere più poteri e risorse con l’autonomia differenziata e per scrivere regole che favoriscano le migrazioni interne, differenziando più ancora di quanto accada adesso i salari su base territoriale, oltre a spingere per accrescere i divari sui servizi pubblici e sulla disponibilità di alloggi a prezzi calmierati.

Ma mentre il conflitto tra territori per attrarre residenti è ormai aperto, l’Italia tutta prosegue la sua rapida discesa verso il buio demografico. Nei primi tre mesi del 2026 le nascite sono state 83.361 contro 85.400 del primo trimestre 2025 con una tendenza per fine anno sotto le 350mila culle. I decessi si sono fermati a 174.397, in calo rispetto ai 177.821 del primo trimestre 2025. Gli arrivi dall’estero hanno un saldo fortemente positivo, tale da bilanciare la perdita naturale della popolazione residente, tuttavia il fenomeno della prevalente migrazione maschile resta evidente. Nel primo trimestre 2026 tra arrivi e partenze dall’estero l’Italia ha guadagnato 84.331 residenti (erano 69.513 nello stesso periodo del 2025); tuttavia la quota di maschi si è attestata al 60,7%. I flussi migratori sono talmente sbilanciati in favore delle quote azzurre da determinare un trend demografico complessivo diversificato per genere: il 31 marzo 2026 rispetto al 31 marzo 2025 in Italia sono aumentati i maschi residenti (+57.410; da 28.873.943 a 28.931.353) e sono diminuite le femmine (-41.843; da 30.046.613 a 30.004.770). In pratica è come se fosse spuntata dal nulla una città popolosa come Caltanissetta ma abitata esclusivamente da uomini e fossero sparite tutte le donne residenti a Como. Non è un cambiamento di poco conto in dodici mesi e contribuisce a spiegare il persistente calo delle nascite.

Marco Esposito (9 giugno 2026)

Topic Demografia