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Investimenti pubblici: al Sud il 27% (contro il 40% di legge)

Tornano dopo due anni di stop i Conti pubblici territoriali. E raccontano un’Italia che non cambia: quando c’è da fare spesa in conto capitale (cioè investimenti e trasferimenti per realizzare cose che restano) c’è un’Italia di serie A e un Paese figlio di un dio minore. Infatti, a dispetto delle norme che imporrebbero di investire nel Mezzogiorno il 40% della dotazione finanziaria, tra quota ordinaria e investimenti straordinari, la realtà delle cifre contabilizzate si ferma molto più in basso: al 27% secondo i dati resi pubblici a fine febbraio 2026 e che fotografano la spesa al 2023, comprensiva della spinta straordinaria del Pnrr e dei Fondi Ue per la coesione territoriale. Va ricordato che la popolazione del Mezzogiorno è poco sotto il 34% del totale, per cui l’Italia con i suoi investimenti pubblici spende per aumentare i divari territoriali. Non è un’opinione ma un fatto registrato dalle statistiche ufficiali e che XilSud è in grado di elaborare.

A sollevare il tema della sparizione dei Conti pubblici territoriali è stato Mosè Antonio Troiano, sindaco del più piccolo comune della Basilicata: San Paolo Albanese. Troiano, in qualità di presidente della Rete civica meridionale, il 16 febbraio ha promosso un’istanza di accesso civico generalizzato al ministro per gli Affari europei, il Sud, le Politiche di coesione e il Pnrr sollecitando i 2.551 Comuni del Mezzogiorno ad aderire. La rilevazione della spesa pubblica da parte dei Conti pubblici territoriali era infatti ferma da due anni, con aggiornamento all’esercizio 2021. Finalmente il 26 febbraio 2026 sono state pubblicate dal Dipartimento per le politiche di coesione le tabelle relative al 2022 e al 2023. I dati sono presentati però in forma grezza, di complessa lettura e analisi, mentre il sito Easy Cpt resta fermo al 2021.

La tabella elaborata da XilSud in esclusiva per gli iscritti alla newsletter si riferisce alla spesa in conto capitale del settore pubblico allargato (cioè lo Stato nelle sue articolazioni nazionali e locali e le società partecipate). Tale spesa comprende sia gli investimenti in senso stretto sia i trasferimenti al sistema produttivo in conto capitale. Le fonti di entrata sono sia italiane sia comunitarie. Il volume di spesa registrato nell’ultima rilevazione finora disponibile, quella del 2021, era di 171 miliardi. Nel 2022 l’importo è cresciuto di poco, a 175 miliardi, mentre nel 2023 con l’avvio della spesa promossa dal Pnrr è salita a 211 miliardi. La quota di spesa effettuata nello otto regioni del Mezzogiorno tuttavia è rimasta lontana sia dalla quota di riferimento della popolazione (33,7% secondo il censimento dei residenti al primo gennaio 2023) sia dagli impegni normativi relativi al Pnrr e più in generale agli investimenti pubblici territorializzabili, fissati al 40% tra interventi ordinari e straordinari. La percentuale di spesa destinata al Sud era del 26,7% nel 2021; è scesa al 25% nel 2022; è risalita al 26,9% nel 2023.

In termini procapite, la differenza tra residenti al Centronord e nel Mezzogiorno è di oltre mille euro: 3.954 euro per cittadino da Roma in su contro i 2.869 euro per chi vive al Sud. A livello regionale, come può leggersi in tabella, i divari sono molto forti anche a causa del trattamento di evidente favore per i territori a statuto speciale del Nord (Aosta, Bolzano e Trento in particolare) e per il Lazio a causa della capacità della capitale di attrarre specifici investimenti di interesse nazionale ma che vanno in concreto a beneficio di quel territorio. Tuttavia anche nel confronto fra regioni ordinarie (quindi Lazio escluso) la spesa in conto capitale del 2023 è fortemente differenziata e va da un massimo di 3.968 euro per residente in Lombardia a un minimo di 2.548 euro in Campania. Il divario è servito.

Marco Esposito (6 marzo 2026)

Argomento Statistiche